Calcio Napoli

La storia tra Lavezzi e il Napoli. L’inizio difficile e l’epilogo che nessuno si aspettava

Dall'arrivo del Pocho alla partita d'addio al Maradona con Messi

Ezequiel Lavezzi e il Napoli, una storia d’amore tutta da raccontare. Il pocho compie 36 anni, Goal, lampi e un’indole folle che lo ha reso figlio di Napoli. Estate 2007, gli azzurri sono di nuovo in Serie A dopo la B, il fallimento e l’inferno della C. Aurelio De Laurentiis si affida alle competenze di Pierpaolo Marino, che senza svenarsi prosegue nel processo di ricostruzione individuando rinforzi per Edy Reja. Il peso offensivo va aumentato, così Marino pesca in Argentina: a Napoli arriva un certo Ezequiel Lavezzi, detto Pocho.

“Quando ero bambino avevo un cane che si chiamava Pocholo – spiega Lavezzi – Quando se ne andò, mio fratello ed il suo migliore amico cominciarono a chiamarmi con quel nome perché rompevo le scatole come lui. In Nazionale Under 20 incontrai un vecchio compagno della mia stessa città che, conoscendo il mio soprannome, cominciò a chiamarmi Pocholo davanti a tutti i compagni. I ragazzi dello spogliatoio abbreviarono Pocholo in Pocho e da quel momento questo è il mio nome, il mio marchio”.

L’ARRIVO DI LAVEZZI AL NAPOLI

Il 16 luglio 2007 Lavezzi è del Napoli, viene presentato alla stampa con Marek Hamsik, altra scommessa di Pierpaolo Marino.

Rivela Reja parlando a Radio Kiss Kiss: “Rimasi perplesso, l’argentino era più largo che alto. Era 83 chili, gli dissi ma dove vai conciato così? Mi rispose ‘Mister non ti preoccupare che tra un mese sto in forma‘”.
A Castel Volturno i tifosi del Napoli, fuori l’hotel dove si svolge la conferenza dei nuovi acquisti, contestano la società: ‘Finora solo illusioni, adesso fuori i milioni‘, senza poter immaginare cosa sarebbero diventati quei due ragazzotti per Napoli e per il Napoli. Su Lavezzi avrebbero scommesso in pochi, ma il Pocho la terza chance per farsi conoscere in Italia non può sprecarla.
Lavezzi era stato vicino alla Fermana e al Genoa, ma a causa di alcuni problemi non fu mai tesserato dai due club.

EZEQUIEL LAVEZZI AL NAPOLI: LE PRIME PAROLE

Ezequiel Lavezzi  detto “Il pocho” si presenta a Napoli a modo suo:
Sono molto contento di essere un giocatore del Napoli. Quando ho saputo che il club mi voleva, è stata una grandissima emozione. Spero di raggiungere quanto prima l’intesa con i nuovi compagni. Mi sono sentito con alcuni giocatori, tra cui il Pampa Sosa, per conoscere i segreti del calcio italiano. Spero di poter giocare non importa in che ruolo o in che modulo“.

Ciò che conta di più è fare goal. Se c’e’ un compagno meglio posizionato per segnare, io passo il pallone poichè l’importante è vincere e non chi segna, nel calcio bisogna essere ‘uno per tutti e tutti per uno’. Spero di segnare reti importanti“.

Su Lavezzi garantisce Marino, che prende di petto lo scetticismo della piazza.

“Lavezzi ha vinto lo scudetto in Argentina con Ramon Diaz nel San Lorenzo, una squadra che non vince tutti gli anni e questo credo che sia la sua migliore presentazione, senza considerare che lo abbiamo strappate a squadre dal calibro del Boca e del River”.

IL POCHO CONQUISTA NAPOLI

I dubbi sulla tenuta fisica dell’argentino aumentano vedendolo all’opera al debutto col Cesena in Coppa Italia: maglia extra-large e corporatura tozza. Dopo Napoli-Cagliari 0-2 arriva Udinese-Napoli… 0-5! E’ alla seconda giornata che scocca la scintilla tra Lavezzi e la gente di Napoli, così come con gli addetti ai lavori, che iniziano pian piano a ricredersi. Un goal, un assist e scorribande che fanno ammattire i friulani: in molti, pensano che i dubbi possano tramutarsi in entusiasmo. Il Pocho col passare dei weekend si prende Napoli: la gente lo vede buttarsi dentro senza paura, tra falli subiti, dribbling e cartellini a gogo sventolati a chi tentasse di contenerlo. Spavaldo, quasi di gomma: Lavezzi diventa una sorta di ‘scugnizzo’ che fa innamorare i tifosi. Doppia cifra (11 reti) e ritorno del Napoli in Europa, seppur via Intertoto: nella rinascita azzurra, c’è molto di Lavezzi.

LAVEZZI, HAMSIK E MAZZARRI

Lavezzi si carica sulle spalle Napoli e il Napoli, stringe un patto di campo con Hamsik e ne diventa certezza: i mugugni di quell’afoso giorno di luglio appaiono lontani anni luce, come se non fossero mai esistiti. Reja li alleva, li cresce come “figliocci”. E quando durante la gestione Mazzarri a Lavezzi e Hamsik si unisce Cavani, divenuti i tre tenori, è il panico. Col tecnico livornese Lavezzi si consacra definitivamente: tra loro c’è sintonia, il binomio si rivela vincente.

In quegli anni l’ho fatto diventare pazzo, lo prendevo in giro per i capelli che aveva – racconta simpaticamente il Pocho a ‘Sky’ – Lo stimo tantissimo, ancora oggi lo sento e mi ha insegnato tanto“.

L’alchimia tra Mazzarri e Lavezzi produce risultati, sprazzi di spettacolo e picchi emozionali, vedi i goal alla Juve, quello a tempo scaduto di Cagliari (virale, negli anni napoletani del sudamericano, la pallonata ad Allegri in un match giocato in Sardegna), la magica notte del ‘San Paolo’ col Chelsea agli ottavi di Champions e il trionfo in Coppa Italia del 2012 a Roma contro Madama.

LAVEZZI SALUTA NAPOLI

Nell’estate 2012, cinque anni, 188 presenze e 48 goal dopo il suo acquisto Ezequiel Lavezzi – che nel frattempo si toglie soddisfazioni anche in Nazionale disputando Mondiali e Copa America – dice sì al PSG. Una scelta, quella di cambiare aria, paradossalmente legata all’amore di Napoli ormai difficile da gestire. l trasferimento Oltralpe non azzera però i sentimenti del popolo azzurro nei confronti del Pocho. Lo dimostra quanto accade nel 2014, quando il PSG si presenta a Fuorigrotta per sfidare il Napoli di Benitez in amichevole: all’argentino, cori e applausi.

“Fu una sensazione bellissima. Sono tornato non sapendo cosa potesse accadere, ma la gente mi ha mostrato grande affetto”.

LA PARTITA D’ADDIO AL MARADONA

Nel 2016 Ezequiel Lavezzi, al passo d’addio col Paris, non dimentica l’amore di Napoli e rifiuta un ritorno in Italia.
Quando sono andato via da Napoli ho detto che non avrei giocato in nessun’altra squadra, sono troppo legato a quella maglia e lì ho fatto la storia, non avrei mai potuto giocare in un altro club di Serie A. Alla Juventus non sarei mai andato. Inter? Ho scelto di non andare, ma di trasferirmi in Cina“.
Lavezzi si ritira nel 2019 e oggi – pandemia permettendo – spera di congedarsi dal mondo del pallone a Napoli, la città che lo ha adottato.

La mia idea era di fare una partita d’addio a Napoli. Ora non c’è la gente, quindi vorrei farla con il pubblico. Non so cosa accadrà, ma quella era la mia volontà“.

Detto fatto: il Comune accoglie l’input del Pocho e, attraverso le parole dell’assessore allo Sport Ciro Borriello, ne asseconda il desiderio.

“Daremo senza problemi lo stadio ‘Maradona’ a Lavezzi per organizzare il suo addio al calcio giocato”.

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