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PSG-Istanbul Basaksehir tutti antirazzisti con il culo degli altri. Ricordate koulibaly?

PSG-Istanbul Basaksehir il razzismo spiegato dai presunti antirazzisti. In casa nostra sono tutti bravi con il culo degli altri. Koulibaly docet.

L’Europa del calcio e in particolare l’Italia guardano indignate a quanto accaduto durante PSG-Istanbul Basaksehir. Tutti all’unisono puntano il dito verso Sebastian Coltescu: il quarantatreenne direttore di gara rumeno, che con il suo atteggiamento razzista ha dato il via ad una delle serate più tristi della storia della Champions League.
A far diventare rossi dalla vergogna e dall’imbarazzo il presidente Aleksander Ceferin e tutti i massimi dirigenti UEFA, che del motto ‘Not to Racism‘ ne hanno fatto una bandiera ormai da diversi anni, sono state le parole del fischietto di Craiova: a bordo campo al ‘Parco dei Principi’ da quarto uomo, in occasione della sfida tra Paris Saint-Germain e Istanbul Basaksehir.

INCHIESTA SU PSG-BASAKSEHIR

La UEFA ha aperto una inchiesta per accertare le responsabilità di Coltescu. L’arbitro si sarebbe rivolto ai colleghi in campo utilizzando l’espressione ‘ala negru’, che tradotta in italiano diventa testualmente ‘quel nero’. “Il nero laggiù, vai a vedere chi è“, avrebbe detto il quarto arbitro al suo collega e connazionale, prima di ripetere: “Il nero laggiù, non è possibile comportarsi così”. Sarebbe stata proprio quella parola, inserita in quel contesto, a far scatenare la reazione della panchina turca e soprattutto quella del vice allenatore Pierre Achille Web.
In Italia, tutti i massimi dirigenti della federazione hanno manifestato il proprio disappunto, dispensando trattati contro il razzismo. È il caso di dirlo: tutti antirazzisti con il culo degli altri.

GLI ANTIRAZZISTI ITALIANI BRAVI CON IL CULO DEGLI ALTRI

Dopo l’uscita dal campo di PSG e Basaksehir per la frase razzista del quarto uomo, tutti antirazzisti anche nel nostro orticello. Peccato non esserlo quando il razzismo ci tocca da vicino: e accusiamo chi ne è bersaglio di vittimismo come Kalidou kloulibaly”. Ha tuonato Paolo Ziliani.
Il trattamento riservato a koulibaly da Mazzoleni fu ai limiti dell’umana comprensione. L’arbitro espulse koulibaly, vittima per 90 minuti degli ululati razzisti di San Siro. Tutti zitti quando al difensore del Napoli fu punito anche con 2 giornate di squalifica.
Peggio è capitato a Gavillucci, dopo aver sospeso Samp-Napoli per cori razzisti, è stato declassato ad arbitro delle giovanili.
Per non parlare di Fourneau. L’arbitro aveva diretto Crotone-Juventus 1-1, concedendo un rigore ai Calabresi, mostrando il rosso a Chiesa e annullando un gol di Morata.

Tutto il contrario di tutto, si espongono scudetti revocati, e tutti si girano dall’altra parte. Negli stadi si offende una città, un popolo e i suoi tesserati e nessuno batte ciglio. Quando accade in casa d’altri salgono sul pulpito e fanno la morale.
Il razzismo è un problema serio che andrebbe affrontato da gente competente e non da politicanti che pensano a conservare la poltrona, con discorsi opportunistici a seconda del momento e dell’interlocutore.

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