Ferlaino: “scudetto alla camorra? fantasie. Vi dico tutto”
Corrado Ferlaino parla di Maradona e del Napoli campione. Lo scudetto alla camorra, le sfide con il Milan di Sacchi, il razzismo e la Juventus.
Corrado Ferlaino parla di Maradona e del Napoli campione. Lo scudetto alla camorra, le sfide con il Milan di Sacchi, il razzismo e la Juventus.
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Lo scudetto del Napoli venduto alla camorra , le bizzarrie di Maradona, il razzismo, e la juventus, L’ex presidente della SSC Napoli , Corrado Ferlaino , si racconta in una bella intervista intervista al Corriere dello Sport . Ecco alcuni stralci
Ferlaino, ggi potrebbe arrivare un Maradona a Napoli?
«S emplicemente perché non nascerà un altro Maradona . O lei crede che possa succedere? ».
«Sono stato il suo carceriere», ha detto lei una volta.
« E lo rifarei. Quando Tapie , presidente dell’ Olympique Marsiglia , mi fece chiamare per avanzare la sua proposta, scelsi di non riceverlo. Mi negai. Lui riuscì ad arrivare a me: ecco l’assegno, metti tu la cifra, prendi quello che vuoi. Risposi sdegnato. Siamo diventati amici successivamente, incontrandoci a Capri, e sorridendo di quella presunta trattativa ».
Non si è negato quasi niente, men che meno che l’amicizia dei potenti.
« Alla fine degli anni ‘80, la Dc era una forza. Io sono stato al fianco di presidenti federali di quel tempo, di Federico Sordillo, di Franco Carraro , con il quale ancora capita di sentirci, andavo in vacanza spesso dove andavano loro, mi serviva per tutelarmi. Non abbiamo ricevuto nulla, ma il Napoli almeno non è stato danneggiato. Nel Milan di quel tempo era arrivato anche Berlusconi , che aveva Mediaset , e noi avremmo rischiato il soffocamento. Però confesso che alla Rai c’era Biagio Agnes ».
Si può dire, senza far torto a nessuno e né alimentare alcun sospetto, che sapeva tessere rapporti con i direttori del giornali?
« Mai negato di essere stato amico, nel senso letterale del termine, di Gino Palumbo e anche di Giorgio Tosatti, e parlo dunque del vertice dei due quotidiani sportivi più autorevoli. Ma il nostro rapporto era fondato su sentimenti, non su interessi ».
Le sue tante anime, ingegnere: sfuggente come nessun altro eppure capace di reggere i fili, mediaticamente, a modo suo. Ne sono sfilati di presunti-dossier arbitrali.
« Oggi c’è il Var e se sbagli sei inchiodato quasi al pubblico ludibrio. Ma in quegli anni lì, l’unico appiglio era la moviola, che però arrivava alla sera, alla Domenica Sportiva, a partita abbondantemente finita. Se un arbitro sbagliava, non c’era modo di rimediare. Mi dovevo pur tutelare. Ora invece si va al video e si decide, tranne in qualche occasione: per esempio a San Siro , nella stagione scorsa. Orsato è in debito con il Napoli e lo sa bene ».
E lasciava emergere i torti o presunti tali. Perché pure con quelle che si chiamavano giacchette nere è stato a contatto.
« Ero vice presidente della Lega e rappresentante, con Boniperti che però si vedeva poco, in Consiglio Federale, dove casualmente sedevo al fianco del designatore. Mai ricevuto favori, però ».
Il nostro Carratelli le ha fatto i conti: 14 direttori sportivi, 26 allenatori, 309 giocatori, 1050 partite.
« Tutte viste a metà , quando la tensione mi distruggeva e mi costringeva ad andare via. Anche ora al 45′ esco di casa o cambio canale, il Napoli mi demolisce, mi fa accelerare il battito cardiaco ».
Chi ha amato tra tante gente?
« Diego è fuori concorso , ovviamente, ma io ho pensato sempre al Napoli, non privilegiando alcun tipo di rapporto personale. L’ho fatto per natura ma anche per esigenza, affinché non si confondessero i ruoli ».
Certo non l’amavano molto: le misero le bombe nel giardino.
« Ma adesso, in compenso, se entro in un ristorante e lo trovo pieno, c’è sempre qualcuno che mi cede il posto o un cameriere gentile che lo libera. Ho ricevuto con gli interessi quello che forse mi era stato negato, ma ne sono felice, perché quella intransigenza è servita ».
Lo scudetto dell’88 al Milan venduto alla camorra?
« Si dicevano tante cose, e il Milan non c’entra, in quei mesi: il fenomeno delle scommesse clandestine era napoletano, gestito da una famiglia che circuiva alcuni calciatori , tra cui Diego, fotografato nella vasca di casa, mi pare, di uno degli esponenti di quel clan ».
Questa storia, quella dei Giuliano, è nota, ingegnere, qua ci vuole altro, almeno oggi….
« E vabbé: io l’anno dopo andai alla Polizia, mi venne suggerita un’agenzia di investigazioni, li interpellai, mi avvisavano sulle dinamiche delle quote, sulle gare in cui improvvisamente si verificano strane impennate. E io per prevenire e fronteggiare triplicavo i premi partita. Ma sulla onestà dei ragazzi non ho dubbi , però sapesse il dolore per aver lasciato quello scudetto al Milan ».
Il razzismo sta dilagando.
« Me ne accorgo, ma non creda, rigurgiti c’erano anche ai miei tempi, anche se pochi. Ma quando andavamo a Torino, con la Juventus , non erano pomeriggi semplici: può darsi che avessero colto la nostra evoluzione e cominciassero a temerci, boh. Mi piace ciò che sta facendo Ancelotti , quello che sta dicendo e anche il modo in cui sostiene le sue tesi. E ho fiducia in Gravina : è uomo di calcio, lo conosce da dentro, lo ha attraversato per intero e dal basso. Fidiamoci di lui ».
Il campionato è già scritto?
« La Juventus ha tanti più soldi degli altri e il divario si è andato allargando ».
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