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Feltri, tra falsi scoop e pregiudizi. Ecco chi è il direttore di Libero: “Le brigate rosse, il razzismo e quella volta che…”

Feltri

Vittorio Feltri, Dall’Europeo al Giornale di Milano, infine a Libero. Le tappe salienti della carriera di un giornalista diventato uomo di spettacolo.

Chi è Vittorio Feltri ? Il direttore di Libero al centro della polemica per le frasi razziste su Napoli e i meridionali, ha un trascorso tra verità e bugie.

Eduardo Cicelyn, ex direttore del Museo Madre di Napoli, sulle colonne del corriere del mezzogiorno racconta chi è realmente Vittorio Feltri:

CHI È VITTORIO FELTRI

“Vittorio Feltri da anni e anni ha smesso di creare e dirigere giornali più o meno interessanti. Come certe glorie del cinema d’altri tempi la sua figura esageratamente vestita, quasi imbalsamata in abiti sartoriali e camicie improbabili, si staglia nel piccolo schermo già nella dimensione del cammeo, ben rifinito, sostanzialmente frivolo.

Nel gergo dello spettacolo uno come Feltri oggi, passato di moda, lo si ingaggia come attore caratterista, tipo il vecchio ubriaco un po’ saggio e un po’ tonto dei film western.

I conduttori che troppo spesso lo chiamano per una comparsata televisiva sono i veri malfattori. S’aspettano che reciti la parte, colorando l’ambiente: e lui non si fa pregare perché le persone di antico e consumato talento sanno sprecare se stessi alla grande, solo per il gusto di vedere l’effetto che fa”.

LE USCITE ANTI MERIDIONALI

Cicelyn su Vittorio Feltri spiega: “Condannarlo per le sue uscite antimeridionali o per le decine di altre intemperanze recenti a me pare fuorviante. Vittorio Feltri non fa il giornalista quando inveisce in malo modo contro i napoletani. Fa spettacolo. È uomo di spettacolo. Tuttavia finire in tv (nel doppio senso di andarci e di precipitarci) potrebbe non essere un destino casuale. Un po’ di gloria può gratificare i mediocri.

Ma per gente del suo calibro lo spiazzamento catodico è come un’indennità di fine rapporto con il mondo, una specie di bilancio in dodicesimi di quel che si è scritto e pensato per una vita intera. Il suo insomma sembra un viaggio al termine del giornalismo.

Quel che resta di Vittorio Feltri è l’opinionista incazzato e maldicente. Se però non si cede all’indignazione di maniera e si ha un po’ di compassione intellettuale, proprio nell’estrema manifestazione dei suoi pensieri controversi e scandalosi si rivede la cifra della grandezza e dell’originalità del pubblicista contemporaneo“.

 FELTRI, L’EUROPEO LE BRIGATE ROSSE E MANI PULITE

“La mia generazione ha finto di credere al motto di Panorama «i fatti separati dalle opinioni». Poi arrivò Vittorio Feltri e tutto cambiò.

All’Europeo dove fece pubblicare un falso scoop sulle brigate rosse, all’Indipendente, poi al Giornale di Milano, dove dovette scappare non prima di un pubblico autodafé per evitare che Di Pietro si mangiasse anche le scrivanie della redazione, infine a Libero, quotidiano di una faziosità irritante: le tappe salienti della sua carriera di uomo nuovo della stampa nazionale sono tutte segnate da straordinari successi editoriali e fantasmagoriche bugie o mezze verità spacciate per notizie.

Se una formula ha inventato, eccola: le opinioni banali contro i fatti complicati. Feltri aveva capito ben prima degli altri che il moderatismo destrorso alla fine degli anni Ottanta era una forza culturale esplosiva alla ricerca di una miccia da bruciare.

Con lui tutti i peggiori luoghi comuni nascosti negli scantinati dello spirito nazionale riuscirono finalmente a brillare anche nelle edicole.

Il feltrismo degli inizi rappresentò il lato oscuro del berlusconismo nascente. E per anni ne fece il lavoro sporco. Se Berlusconi mirava al consenso della maggioranza ma anche a piacere a tutti, il giornalismo di Feltri intendeva stimolare e rappresentare la potenza culturale inespressa di quella maggioranza e la volontà di dominio di certe idee sulle altre, quelle vagamente di destra su quelle vagamente di sinistra”.

I PREGIUDIZI AL POSTO DEI GIUDIZI

I pregiudizi al posto dei giudizi e l’invettiva al posto della critica nella convinzione arcaica che il senso comune fosse la bussola per schivare ogni forma di pensiero ideologico: questo è stato il mestiere alla Feltri.

Così sicuro che la verità fosse una cosa semplice e volgare, alla portata di tutti, da riuscire a creare uno stile di scrittura limpido e tagliente come un diamante. Perché, per dirla alla Barthes, lo stile è la morale del linguaggio.

E la portentosa, stupefacente amoralità di Feltri ne ha fatto un autentico campione del giornalismo d’avanguardia, seppur militante per una causa assurda: quella delle fake news.

È l’antigiornalista. Colui che pensa e scrive puttanate per il gusto di dirla al contrario, convinto che in fondo in fondo, nelle zone più oscure dell’animo umano, moltissimi la pensano come lui.

Che senso ha denunciare Vittorio Feltri all’Ordine, uno che dal disordine culturale del nostro tempo ha tratto la forza del proprio magnifico stile. E che, soprattutto, non disdegna di morirne alla memoria in tv, giorno dopo giorno“. Conclude Cicelyn.

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