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Napoli, le edicole boicottano Libero: “Non lo vendiamo”. La Campania dice al no quotidiano di Vittorio Feltri

NAPOLI EDICOLE LIBERO

A Napoli le edicole non venderanno Libero. I giornalai napoletani hanno deciso di boicottare il quotidiano di Vittorio Feltri.

NAPOLI.  Le edicole non venderanno più Libero. I giornalai napoletani boicottano il quotidiano di Vittorio Feltri.

In molte edicole di Napoli e della Campania da ieri è comparso un cartello: «In questa edicola da oggi non è più in vendita il quotidiano Libero. Essendo napoletani inferiori non siamo in grado di comprendere gli arguti articoli di questa testata indipendente. Ci scusi il direttore Feltri».

I giornalai napoletani sono scesi sul piede di guerra. Le edicole boicottano Libero e lo fanno in maniera plateale, facendo sentire la propria voce di condanna per le ingiurie nei confronti dei meridionali.

LE EDICOLE  DI NAPOLI CONTRO LIBERO

I giornalai napoletani hanno messo in piedi in meno di 24 ore una protesta contro Vittorio Feltri, boicottando Libero, Dopo le dichiarazioni del giornalista bergamasco contro i meridionali.

Gli edicolanti napoletani si sono «passati la voce» ed è nato il boicottaggio della testata diretta da Vittorio Feltri.  Ha spiegato Antonio Parisi, titolare dell’edicola di piazza Vanvitelli, al Vomero una delle prime ad organizzare la protesta:

«Da meridionale mi sono sentito molto ferito e indignato perle inqualificabili parole usate da Feltri.

Così quando in mattinata mi hanno recapitato le copie di Libero mi è venuto spontaneo non accettarle ed esporre il cartello con cui avverto che non sono in vendita nella mia edicola.

Ho anche aderito all’appello del comitato dell’avvocato Angelo Pisani per quella che è stata definita una lettura differenziata. Abbiamo risposto alle offese con gli unici mezzi a nostra disposizione».

Tra i promotori dell’iniziativa, anche Fabio Di Martino, titolare dell’edicola in piazza Carolina: «Vendevo tre copie ma stamattina le ho subito restituite»;

Aldo Esposito edicolante di via Luca Giordano: «Non è la prima volta che adottiamo questo tipo di protesta contro le offese di Feltri, lo abbiamo fatto anche quando titolò “Piagnisteo napoletano”, siamo sinceramente stufi di queste espressioni».

Per Domenico De Crescenzo, presidente della Consulta regionale delle professioni: «Le parole di Feltri non offendono soltanto il Sud ma anche il Nord e l’intera storia del nostro Paese. Giusto quindi il procedimento disciplinare avviato dall’Ordine dei giornalisti»

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