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Dante Alighieri, la selva oscura della divina commedia era tra Cuma e Napoli

La selva oscura della divina commedia di Dante Alighieri potrebbe essere il lago D’Averno, situato tra Pozzuoli e Napoli.

Il 25 Marzo si celebra Dante Alighieri, la giornata dedicata commemorazione del massimo poeta italiano, il “Dantedi” coincide, secondo gli studiosi di Dante, con l’ingresso del poeta nella selva oscura descritta nella divina commedia.

DANTE ALIGHIERI A NAPOLI

Dante Alighieri avrebbe visitato Napoli, ospite di Roberto d’Angiò. Secondo quanto narra una novella di Giovanni Sercambi, “Dante, celebre per l’indole focosa e lo spirito sarcastico non meno che per la sua arte sopraffina, costretto a un lungo peregrinare tra le corti d’Italia dopo essere stato esiliato dalla sua città.
Il poeta durante la fuga arrivò alla corte di Roberto d’Angiò, figlio di Carlo II re di Napoli, divenuto egli stesso re nel 1309. Dante, secondo la novella viene trattato come una persona di basso rango, messo agli ultimi posti della tavola
Il re si rammarica di non avergli fatto onore e pensa, giustamente, che Dante se ne sia andato in collera.
Il poeta ritorna a Napoli, Questa volta si veste «d’una bellissima robba» e si presenta dinnanzi al re con gran e si presenta dinnanzi al re con una grande cerimonia. Giunge l’ora di andare a pranzo e il re lo fa mettere a capotavola.
“Per chi ancora non avesse capito, spiega Dante: io sono lo stesso dell’altro giorno, con tutto il mio senno, qualunque esso sia. Ma l’altro giorno mi avete messo in fondo alla tavola perché ero malvestito; oggi, ben vestito, mi avete messo a capotavola”.
Il re Roberto non si offende per il rimprovero, poiché lo ritiene fatto con spirito e «onestamente », e per di più corrispondente al vero. Terminato il pranzo il re prese da parte Dante e si intrattenne amabilmente con lui, trovandolo persona ancora più brillante e sapiente di quanto non avesse sentito dire. Lo pregò di fermarsi a corte per qualche giorno, per il piacere di conversare con lui”.

Dante Alighieri, la selva oscura della divina commedia era il lago d'Averno
Secondo Dante Alighieri, la selva oscura della divina commedia era il lago d’Averno

LA SELVA OSCURA ERA IL LAGO D’AVERNO A POZZUOLI?

Dante Alighieri e la Divina commedia sono legate a Napoli dalla selva oscura. Questo è quanto sosteneva Galileo Galilei. Il padre della scienza moderna affermò, durante una lezione all’Accademia fiorentina nel 1588, che la bocca dell’inferno si trovasse esattamente tra Pozzuoli e Napoli.

Il Lago D’Averno, il nome deriva da Avernus che in greco significa: senza uccelli. Si narra che tale assenza fosse dovuta al fatto che le acque del lago esalassero dei particolari gas che non permettessero la vita agli uccelli. Secondo la religione greca e poi romana, era un accesso all’Oltretomba, regno del dio Plutone.
Per questo motivo, gli inferi romani (l’Ade greco) si chiamano anche Averno e non a caso la mitologia lo riconosce come dimora terrestre di Lucifero, l’angelo caduto dal Paradiso.
Il lago di Averno giace all’interno di un cratere vulcanico spento, nato 4.000 anni fa.
Il poeta Virgilio, nel sesto libro dell’Eneide, colloca vicino a lago D’Averno l’ingresso mistico agli Inferi, dove l’eroe Enea deve recarsi . Nel corso del XIX secolo è stato oggetto di studio in particolare per il fenomeno ottico della Fata Morgana.
Nel Medioevo si diceva che anche Gesù Cristo fosse disceso, proprio qui, per liberare le anime che avevano finito di scontare la loro pena.

«Esiste un luogo nel Sud dell’Italia, dove Cristo scardinò le porte dell’Averno, si prese i morti e li portò tra i suoi», affermava Pietro da Eboli, medico ed esponente illustre della Scuola salernitana.
L’ambientazione del lago D’Averno, quale selva oscura, per la divina commedia di Dante Alighieri è citata anche da illustri letterati e intellettuali, come Benedetto Croce e il più importante dantista contemporaneo Enrico Malato.

 

Fonti: Massimo Montannari- Beatrice Gigli- Enrico Malato

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