Corriere dello Sport: “Napoli, c’è qualcosa che non Var”
Solo domenica si capirà se sarà corretto parlare di “fatal Verona” in chiave napoletana, ma intanto l’ombra di una nemesi storica si allunga sulla corsa scudetto. Come racconta Fabio Mandarini, inviato a Napoli per il Corriere dello Sport, il Napoli si ferma sul più bello, alla prima partita senza Neres, dopo quattro vittorie consecutive e a quattro giorni dallo scontro diretto con l’Inter: al Bentegodi finisce 2-2, al termine di una serata folle e difficile da decifrare.
Secondo l’analisi di Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport, il match prende una piega surreale già nel primo tempo, con l’Hellas che colpisce due volte in undici minuti. Frese sblocca la gara con un colpo di tacco, poi Orban raddoppia su rigore concesso dal Var per un fallo di mano di Buongiorno: il tocco col pugno c’è, ma resta il dubbio per un precedente fallo di Valentini nel duello aereo. Tutto sotto gli occhi del designatore Rocchi, presente in tribuna, in una serata segnata da polemiche e tensione.
Nella ripresa il Napoli reagisce con orgoglio. Come sottolinea ancora Fabio Mandarini sulle colonne del Corriere dello Sport, sull’1-2 vengono annullati dal Var due gol: uno a Hojlund per un presunto fallo di mano, contestato da tutti, Conte compreso, e uno a McTominay per fuorigioco di Rrahmani. Alla fine, però, la doppia rimonta si completa grazie alle reti di McTominay e Di Lorenzo, lasciando aperto il dibattito: punto guadagnato con il cuore o due punti persi tra mille rimpianti?
Resta l’enigma di una prestazione inspiegabile, soprattutto alla luce delle prove recenti contro Lazio, Cremonese e in Supercoppa. Fabio Mandarini del Corriere dello Sport evidenzia come le difficoltà possano essere lette anche attraverso l’emergenza infortuni, con nove assenti e una panchina ridotta all’osso. Intanto l’Inter allunga a +4, un vantaggio forse insperato alla vigilia dello scontro diretto, mentre il Milan aggancia momentaneamente il Napoli al secondo posto.
La scossa arriva nel secondo tempo, anche grazie agli ingressi di Spinazzola e Marianucci, autore dell’assist del 2-2, e ai correttivi di Conte, tra cui il passaggio al 4-2-4. Ma vanno riconosciuti anche i meriti del Verona, che dopo due sconfitte consecutive ha mostrato carattere e organizzazione, sfiorando persino il colpo nel finale in contropiede. Il Napoli ha spinto fino all’ultimo, nonostante una rosa decimata e uno stress psicofisico evidente, soprattutto a centrocampo, dove Conte è costretto da mesi a fare affidamento quasi esclusivamente su Lobotka e McTominay.
