Aronica, cuore azzurro: «Napoli, la Champions e oggi il Trapani senza paura»
Jonathan Moscrop / LaPresse 01 04 2012 Torino ( Italia ) Sport Calcio Juventus vs. Napoli - Serie A Tim 2011/2012 - Juventus Stadium Nella foto: Salvatore Aronica Jonathan Moscrop / LaPresse 01 04 2012 Turin ( Italy ) Sport Soccer Juventus versus SSC Napoli - Italian Serie A Soccer League 2011/2012 - Juventus Stadium In the Photo: Salvatore Aronica
Dalla Serie D alla Champions League, passando per notti europee indimenticabili con la maglia del Napoli. Salvatore Aronica non ha mai perso la sua cifra distintiva: la grinta. L’ex difensore azzurro, oggi allenatore del Trapani, ripercorre la sua carriera e il suo presente in un’intervista concessa a Oscar Maresca per la Gazzetta dello Sport, che restituisce il ritratto di un uomo di calcio rimasto fedele alla propria identità.
«Ho sfidato Aguero, Mario Gomez, Drogba», racconta Aronica alla Gazzetta dello Sport, ricordando soprattutto la stagione 2011-2012, quando il Napoli tornò in Champions League dopo 21 anni. «Il 3-1 al Chelsea al San Paolo fu un’impresa. Peccato per il ritorno a Stamford Bridge». Cinque stagioni in azzurro, 141 presenze e una difesa diventata simbolo sotto la gestione Mazzarri.
Proprio quel Napoli è rimasto nella memoria dei tifosi. «La linea difensiva non cambiava mai: io, Paolo Cannavaro e Campagnaro. In campo ci facevamo rispettare», spiega Aronica nell’intervista firmata da Oscar Maresca sulla Gazzetta dello Sport. Un reparto solido, ruvido, difficile da superare, come dimostrano le battaglie contro attaccanti di livello mondiale.
Tra gli aneddoti più noti c’è quello con Zlatan Ibrahimovic. «Per fermarlo dovevi innervosirlo. Gli parlavo sempre, lo provocavo. Quella volta perse la testa e mi diede uno schiaffo», ricorda Aronica alla Gazzetta dello Sport. Tre giornate di squalifica per lo svedese e un pareggio pesante per il Napoli.
Oggi Aronica è dall’altra parte della barricata, in panchina. Guida il Trapani in Serie C con un’idea chiara di calcio: «La mia squadra è come me, non ha paura di nulla. Giochiamo in modo offensivo, dobbiamo segnare un gol in più degli avversari». Un concetto che può sorprendere per un ex difensore, ma che nasce da una visione moderna: «La fase offensiva parte da dietro, bisogna aggredire gli avversari».
Nonostante gli otto punti di penalizzazione, il Trapani è in piena corsa playoff. «Il gruppo è stato straordinario, abbiamo azzerato subito lo svantaggio», sottolinea Aronica nell’intervista a Oscar Maresca per la Gazzetta dello Sport. La carriera da allenatore è iniziata nel 2018, nel settore giovanile granata, quando sulla panchina della prima squadra c’era Vincenzo Italiano: «Ci confrontavamo spesso. Era chiaro che avrebbe fatto strada».
Nel suo percorso da calciatore, Aronica ha incrociato grandi maestri: Lippi, Ulivieri, Gasperini e soprattutto Mazzarri. «Con lui ho condiviso sette anni di carriera, è stato fondamentale», racconta alla Gazzetta dello Sport. Indimenticabile anche l’esordio in Serie A con la Juventus nel 1998: «Avevo 20 anni, fino a poco prima giocavo tra i dilettanti. Mi ritrovai al Delle Alpi davanti a 50mila persone».
Napoli resta il punto più alto. «Nel 2011 riportammo la Champions in città. L’anno dopo vincemmo la Coppa Italia. Avevamo un gruppo straordinario con Cavani e Lavezzi», ricorda Aronica. E proprio il Pocho era, a suo dire, «incontenibile anche fuori dal campo», tra feste, cene e uno spogliatoio unito.
Il sogno, oggi, è tutto proiettato sul presente. «Voglio portare il Trapani ai playoff. Lo dobbiamo ai tifosi e alla società», conclude Aronica nell’intervista firmata da Oscar Maresca sulla Gazzetta dello Sport. Con la stessa fame di quando difendeva l’area del San Paolo.
