Conte, il “signor Wolf” del Napoli: problemi risolti e sogno dominante

Conte

Conte - fonte lapresse - napolipiu.com

Sul grande schermo del campionato irrompe Antonio Conte con una definizione che è già manifesto: «Sono il signor Wolf, risolvo problemi». Un’immagine efficace, utilizzata da Mimmo Carratelli sul Corriere dello Sport, per raccontare il lavoro straordinario del tecnico del Napoli, capace di tenere la squadra ad altissimo livello nonostante una lunga lista di assenze pesanti: da De Bruyne ad Anguissa, passando per Lukaku, Gilmour, Meret, Beukema, Buongiorno e Olivera.

Come ricostruisce Mimmo Carratelli sulle pagine del Corriere dello Sport, il Napoli delle meraviglie nasce a Riyadh, con il trionfo in Supercoppa, e poi dilaga in campionato. Conte rianima Juan Jesus, dato per finito a 34 anni, rilancia Elmas come pedina tattica multifunzionale, insiste su Spinazzola trasformandolo in una freccia sulla fascia sinistra. Riporta McTominay nel ruolo di mediano, sacrificandone l’istinto realizzativo per l’equilibrio della squadra, e lavora con pazienza su Hojlund, modellandolo in un centravanti completo, capace di far salire il gruppo e attaccare la profondità.

Secondo l’analisi proposta ancora da Mimmo Carratelli del Corriere dello Sport, uno dei capolavori tattici di Conte è l’invenzione della coesistenza tra Politano e Neres sulla destra: il primo largo sulla linea, il secondo più interno, in tandem con Elmas a sostegno di Hojlund. Il recupero di Lobotka ha poi restituito un regista totale, fondamentale sia in fase difensiva sia nello sviluppo dell’azione offensiva.

Il Napoli, oggi, vola anche dal punto di vista atletico. Condizione fisica, corsa e compattezza fanno la differenza. I critici della preparazione estiva, un tempo pronti a puntare il dito sugli infortuni, ora – come sottolinea il Corriere dello Sport a firma Mimmo Carratelli – sono costretti a ricredersi e a celebrare il lavoro del tecnico.

Conte non si limita a migliorare i giocatori: migliora se stesso. Storicamente legato al 3-5-2, si aggiorna, osserva, cambia. Ha costruito un Napoli capace di mutare volto da una partita all’altra e anche a gara in corso, guidando la squadra dalla panchina come un direttore d’orchestra. Al secondo anno in azzurro, dopo lo scudetto conquistato con forza e resilienza, ha dato vita a una squadra più ampia, verticale e spettacolare, con una rosa allargata e duttile.

Il futuro dovrà confermare il salto di qualità. Con il rientro di Anguissa, nel consolidato 3-4-2-1 McTominay potrebbe avanzare alle spalle di Hojlund insieme a Neres. Quando tutti saranno disponibili, Conte avrà un ventaglio di soluzioni che gli consentirà di dosare energie e uomini, coinvolgendo l’intera rosa: da Mazzocchi a Gutierrez, fino ai giovani Vergara e Ambrosino.

La solidità difensiva, guidata da un Rrahmani in grande forma, è sostenuta anche dal sacrificio degli attaccanti in fase di non possesso. Di Lorenzo è il capitano simbolo di questo gruppo. Restano due note stonate: il rendimento altalenante di Lang e il ritardo di Lucca nell’inserirsi pienamente. Ma il grido che accompagna il Napoli di Conte è chiaro e potente: «Con lui, ci getteremmo anche nel fuoco».