lo sai perchè si dice: Fà Cuofano saglie, cuofano scenne?
Lingua Napoletana: Fà Cuofano saglie, cuofano scenne
Avete mai avuto modo di vedere come si svolgevano i lavori di ristrutturazione di una casa (almeno dalle nostre parti)? Per prima cosa, bisognava sfravecare (dal latino fabrica, con la “s” privativa), cioè eliminare tutto quello che va cambiato: tutto il materiale (mattonelle, sanitari, tubi, intonaci), ridotto in pezzi piccoli, è messo in cesti particolari (cuofani, dal latino cophinus, mutuato dal greco kòphinus, κανοῦν), oggi sostituiti d ai più igienici tubi di plastica.
Una resistente corda , passata per una carrucola veniva fissata al parapetto di un balcone: un muratore sul balcone provvedeva a legare il cuofano e a farlo scendere, un altro muratore, giù al palazzo, provvedeva a svuotarlo e a rimandarlo su. I tempi erano lunghi e i due muratori non si affrettavano (ne sarebbe andata anche della sicurezza dell’operazione) le operazioni erano lunghe, snervanti e ripetitive, ma i due sembravano attrezzati alla sopportazione.
Fà Cuofano saglie, cuofano scenne
Ed ecco che il napoletano fissa la scena e la trasforma in una locuzione: fa’ cuofano saglie e cuofano scenne, cioè lascia che le cose vadano per il loro verso, non ti appassionare, non te ne curare. Si dice di una persona poco attiva, indifferente a quello che accade intorno a lei e incline alla sedentarietà passiva. L’altro detto relativo a questo articolo è “Chi fraveca e sfraveca nun perde mai tiempo”, cioè abbattere per ricostruire (se fatto bene) non è inutile, ma produttivo. (le foto: il cesto da muratore di una volta, i tubi in plastica odierni, ‘a sfravicatura
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