Inglese: “Napoli è un sogno. Il momento della firma, ero a casa sul divano, poi…»

Inglese: "Napoli è un sogno. Il momento della firma, ero a casa sul divano, poi...»

Ha già conquistato la fiducia di Ancelotti, ora vuole rimanere ad alti livelli Inglese: «io a Napoli per vivere un sogno» Il momento della firma: «Ero a casa sul divano, poi…»

NAPOLI Il corriere dello sport  alcuni retroscena su Roberto Inglese. L’attaccante ex Chievo, chiamato in causa prima dal presidente, che ha svelato la stima e la preoccupazione di Ancelotti in merito alla sua situazione di mercato, e poi dalla società. Attraverso i social ufficiali: con una video-intervista utile a scoprire qualcosa in più del calciatore e dell’uomo. Un ragazzo semplice di 26 anni che, dopo una carriera a galleggiare a buoni livelli, s’è ritrovato in orbita. Al Napoli: sul podio del top del calcio italiano. «Sono qui anche per scoprire se sarò all’altezza della situazione. Ma con serenità: ho già coronato un sogno».

«Il mio più grande sogno era diventare calciatore, e considerando che gioco a certi livelli da un po’ credo di aver avuto la fortuna di realizzarlo. Arrivare a Napoli, però, è un grande salto, ma non faccio proclami: entro in questo ambiente in punta di piedi e cercherò di capire sia i meccanismi sia se sarò all’altezza». Il tutto, però, con calma. «Sì, con la massima serenità e il massimo impegno». 

«Era il 31 agosto di un anno fa e io ero a casa, a riposare sul divano dopo l’allenamento. Intorno alle 5 del pomeriggio mi chiama il mio procuratore e mi dice di andare al volo in sede, al Chievo, per firmare il contratto con il Napoli: non ho avuto neanche il tempo di realizzare». 

«Ho cominciato a giocare a 6 anni, sotto casa mia, per strada: un giorno passa per caso un allenatore e mi chiede di andare a provare con la sua squadra. Al ritorno presenta a mia madre il classico cartellino da firmare: è così che è cominciato tutto».

«A marzo, con il Chievo al San Paolo, ho vissuto una delle più belle emozioni al gol di Diawara». Quel pazzesco tiro a giro a coronare la rimonta: «Più che lui, a segnare sono stati i tifosi. Sì: dopo il pareggio hanno incitato la squadra come non ho mai visto». Anche a Dimaro si fanno sentire: «In allenamento, quando facciamo qualcosa di buono, esplodono e tifano: e questo ti dà una carica pazzesca».

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