Fabian Ruiz, mister 30 milioni si è preso il posto in Champions League

di Fabio Tarantino – Essere universali vuol dire giocare ovunque senza mostrare incertezze, difficoltà. Lo ha fatto Fabian Ruiz, contro il Psg, solo l’ennesima partita d’alto spessore in uno dei suoi tanti ruoli. Può ricoprirne di diversi, tutti con la stessa identica efficacia, con l’eleganza del suo mancino, con quella personalità che gli ha permesso d’esaltarsi, al Parco dei Principi, anziché intimorirsi. Prova d’alto spessore per la sua terza da titolare in Champions League, ulteriore conferma di un acquisto prezioso, di un calciatore talentuoso, di un ragazzotto di un metro e novanta che usa le sue lunghe leve per fare qualsiasi cosa: ruba palla, la intercetta, calcia, imposta, dribbla.

NUOVA LINFA. Fabian è l’uomo in più del centrocampo di Ancelotti, la pedina che serviva per proporre un tipo di gioco alternativo a quello ammirato per tre anni. Col Paris Saint-Germain ha raccolto l’87.9% di precisione passaggi (87 tocchi), una percentuale altissima che fotografa la sua grande tecnica, la precisione, la lucidità d’azione e di pensiero. Mai un errore, neppure nell’idea di un passaggio. Ogni suo istintivo gesto è legato allo sviluppo intelligente della manovra. Non c’è egoismo, né vanità o leziosità. Tutto è finalizzato al bene della squadra.

A SINISTRA. Col Psg lo spagnolo, classe 1996, ha giocato a sinistra, come col Liverpool. Ha lasciato spazio alle sue spalle a Mario Rui, col quale ha dialogato spesso, e s’è accentrato di continuo cercando Insigne, Mertens oppure Hamsik, colleghi di un’intesa tecnica che s’era già intravista nelle precedenti sfide. Fabian ha propiziato il secondo gol, quello di Mertens, quando ha scelto di esibirsi in uno dei suoi numeri. Palla al piede, potendo contare sullo scarico facile a destra, lo spagnolo sceglie di rientrare col mancino, dribbla Verratti, si prepara al classico tiro a giro. Per fortuna calcia male, la sfera sbatte su Marquinhos e Mertens, da due passi, ne approfitta per la rete del due a uno.

UNIVERSALE. Dopo dodici partite, Fabian ha già ricoperto diversi ruoli: ha fatto il centrocampista centrale con la Stella Rossa, l’esterno destro col Parma, l’esterno sinistro più volte e, in caso d’emergenza, come accaduto col Psg o a Udine, anche il trequartista (o seconda punta, fate voi) alle spalle di Mertens. Il ruolo è relativo, per lui non fa differenza. Conta, per Fabian, l’interpretazione della partita. Fa ciò che occorre, senza problemi. E lo fa bene, con maturità, testa alta, destro e sinistro, fisico. Quando sbaglia, raramente, rimedia subito. Basta allungare la gamba, una delle due, e la sfera torna in suo possesso. Poi se ne disfa subito, di prima. Ruba un tempo di gioco agli avversari e strappa applausi. Anche al Parco dei Principi.