Alessandro Siani: «Il Napoli? È il prolungamento dell’anima. Ora voglio “I fantastici 4”»
NAPOLI – L’attore, regista e umorista Alessandro Siani è molte cose. Ma ce n’è una che su Wikipedia forse manca: tifoso viscerale del Napoli. A pochi giorni dalla possibile conquista del quarto scudetto, intervistato da Antonio Giordano per La Gazzetta dello Sport, Siani mescola la sua ironia napoletana con la fede calcistica più sincera. E racconta una vita scandita dai gol, dalle montagne russe di Parma al sogno tricolore di venerdì sera al Maradona. «Il mio amico con la scoliosi e due scudetti…»
Alla domanda se si senta più ottimista, scaramantico o spaventato per il finale di campionato, Siani risponde con una perla di comicità identitaria: «Avevo un amico alle medie che, durante le partite del Napoli, restava immobile nella posizione assunta al primo gol. Rimaneva così fino alla fine. La sua scoliosi è valsa due scudetti».
«A Parma è stato un cardiotriller. Per venerdì servono i medici»
Siani ha seguito col fiato sospeso l’ultima giornata: «Io a Parma? Veramente mi sono sentito sulle montagne russe. L’Inter segna, la Lazio pareggia, poi il Var, il rigore tolto… Quando è finita, il Pronto Soccorso era sold out! Per venerdì, con il biglietto, serve pure la prenotazione al Cardarelli».
«McFratm è uno di famiglia. Conte? Il Conte di Montecristo»
Tra i protagonisti di questa stagione, il comico sceglie McTominay come emblema: «Solo qui ti può venire l’idea di chiamare un giocatore McFratm. È diventato uno di famiglia».
Ma non dimentica il condottiero: «De Laurentiis è stato bravo a ripartire da un allenatore particolare, il Conte di Montecristo». «Questo scudetto? È una boccata di vita. I calciatori sono supereroi»
Siani mette sullo stesso piano i tre scudetti azzurri: «Tutti belli, ma questo potrebbe essere “I fantastici 4”. Ho ammirato il gioco di Sarri, lo spettacolo di Spalletti, ma la grinta di Conte ha fatto la differenza».
«Maradona, mio primo amore. Il Napoli è l’anima»
Ricorda con emozione il primo gol visto allo stadio: «Era il 1984, Coppa Italia contro l’Arezzo. C’era mio padre. Maradona segnò il suo primo gol: per me, indimenticabile». E poi riflette, con quella saggezza ironica che è cifra del suo stile: «Viviamo in un’epoca in cui tutto è controllato. Ma come diceva De Crescenzo, se la tv è il prolungamento dei nostri occhi e l’auto delle nostre gambe… il Napoli è il prolungamento dell’anima. E quindi: forza Napoli, sempre».
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