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La storia di Agostino Salvietti un altro signore del cinema e del teatro napoletano.

Agostino Salvietti: un signore d’altri tempi

Di: Gabriella Cundari

Agostino Salvietti, della aristocratica famiglia dei Salvietti d’Acciaiolas, nacque a Napoli il 28 agosto 1882. Si dedicò in un primo momento agli studi di giurisprudenza (allievo del grande avvocato Marsico), poi alla pittura (allievo del grande Casciaro). Ma ben presto scoprì la sua indole artistica: piccolo, pingue e rubicondo, ebbe particine nell’operetta, poi nei cabaret. Rivelatosi buon attore, si esibì al teatro Nuovo al fianco dei tre Fratelli De Filippo (Pulcinella in sogno, La terra non gira, la follia dei brillanti) e con altri famosi attori (Strade, Bottega 900). Nel dopoguerra curò per la radio due rubriche molto seguite: Succede a Napoli dove coniò la frase che ho usato come titolo del post) e Lampione di Fuorigrotta.

Fu importante attore caratterista al cinema: indimenticabile in Ieri oggi e domani; Gli Onorevoli (dove faceva la parte del cameriere di Antonio La Trippa), Totò, Vittorio e la dottoressa…

“Songo  sagliuto  Salvietti e song sciso Mappina”: Agostino Salvietti

Si racconta che durante uno dei suoi spettacoli in cui interpretava uno scienziato un po’ ‘nzallanuto e strampalato, che aveva inventato il raggio della verità, Salvietti illuminasse con una pila alcuni attori seduti tra il pubblico, che fingevano di rispondere alle sue domande. Una sera sbagliò e illuminò una spettatrice che si mise a raccontare del suo matrimonio d’interesse, combinato dalla sua mamma d’accordo con il marito da lei odiato, che le sedevano accanto. Successe un putiferio e lo spettacolo fu sospeso! Delle sue rubriche radiofoniche, di grandissimo successo e non solo a Napoli.

Salvietti viveva al Vomero in via Aniello Falcone, alcuni dicono con l’unica figlia avuta in tarda età, altri con una sorella nubile ed esperta cartomante; nulla vieta di pensare che vivesse con entrambe. La casa era piena di reliquie del passato: mobili antichi, una raccolta enorme di Gazzette Ufficiali, retaggio dei suoi studi di giurisprudenza, e di quadri, retaggio della sua attività di pittore, che continuò a coltivare fino all’ultimo.

Nel suo libroC’era una volta il Vomero” Sergio Zazzera racconta che Salvietti esponeva le sue tele in Via Scarlatti. Una era sintomatica della sua ironia: rappresentava l’ingresso della sua abitazione con appesi all’attaccapanni il cappotto con il bavero di astrakhan, la lobbia, il bastone con il pomo d’argento.

Il titolo dell’opera era “Il signore non è in casa”. Sergio Zazzera gli chiese un autografo e Salvietti, mentre firmava, gli disse: “Guaglio’ pecche’ nun dice a pateto ca t’accatta nu quatro ‘e chiste?” Questo era Agostino Salvietti un altro signore del cinema e del teatro napoletano.

Fonte: Sergio Zazzera, modificato

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