Sudakov: “Napoli, ti penso ancora”

Essere una giovane stella del calcio ucraino e allo stesso tempo simbolo della resilienza di un Paese in guerra. È la storia di Giorgi Sudakov, talento dello Shakhtar Donetsk, che a poco più di vent’anni si è trovato a vivere tra il sogno calcistico e l’incubo del conflitto. Il suo volto è diventato noto al mondo non solo per le sue giocate, ma anche per la drammatica immagine della moglie incinta rifugiata in un bunker durante i bombardamenti.
Intervistato da Chiara Zucchelli per il Corriere dello Sport, Sudakov racconta il suo amore per il calcio, il desiderio di giocare in Serie A e la quotidianità segnata dalla guerra, tra rifugi e allarmi antiaerei.
“La Serie A sarebbe perfetta per me”
Sudakov non nasconde il suo sogno italiano: «Sì, mi piacerebbe giocare in Italia. È un campionato tattico, con tifosi appassionati e allenatori straordinari. Per un centrocampista come me sarebbe il contesto ideale per crescere».
Il mercato ha già bussato alla sua porta: Juventus e soprattutto Napoli hanno mostrato grande interesse. «Il Napoli ha fatto un’offerta, ma il mio club ha deciso che dovevo restare. Non ho mai detto di no. La scelta finale spetta sempre ai dirigenti e al presidente dello Shakhtar», precisa Sudakov, lasciando aperto uno spiraglio per il futuro.
“De Zerbi? Un allenatore straordinario”
In Italia Sudakov ha già un punto di riferimento: Roberto De Zerbi, che ha allenato lo Shakhtar nel 2021. «È un allenatore incredibile, con una passione per il calcio impressionante. In soli sei mesi sono cresciuto tantissimo con lui. Mi piacerebbe lavorare di nuovo insieme».
I modelli di riferimento del giovane centrocampista sono chiari: Cristiano Ronaldo e Luka Modric, due simboli di dedizione e talento.
“Il calcio è speranza, anche durante la guerra”
Ma l’intervista di Chiara Zucchelli si spinge oltre il campo da gioco, esplorando le ombre della guerra che da oltre tre anni sconvolge l’Ucraina. Sudakov vive a Kiev con la moglie e la figlia di due anni, in un contesto segnato da allarmi e rifugi.
«È difficile restare concentrati sul calcio, ma è importante farlo. Non è solo il mio lavoro, è anche un modo per sostenere il mio Paese, per dare forza e ispirazione alle persone», spiega Giorgi.
La foto della moglie incinta nel bunker ha fatto il giro del mondo, ma la realtà è che quelle immagini sono ancora quotidianità: «Quasi ogni giorno ci sono allarmi antiaerei e le persone devono nascondersi. Anche mia figlia lo sa: appena suona l’allarme, corre a rifugiarsi. Ha sentito tante volte le esplosioni e ha sviluppato una memoria incredibile, ricordando persino quando dormivamo in bagno o ci rifugiavamo durante i bombardamenti».
“Il mondo si è abituato alla guerra in Ucraina”
La guerra, dopo oltre tre anni, rischia di essere normalizzata. «Sì, il mondo la sta sottovalutando. All’inizio c’era un grande sostegno, ma ora molti Paesi hanno perso la concentrazione. L’Ucraina non sta difendendo solo se stessa, ma tutta l’Europa», sottolinea Sudakov con amarezza.
Lui stesso ha visto la sua vita trasformarsi radicalmente: «La guerra ti toglie la spensieratezza della giovinezza, ma ti indurisce. Il calcio, che era solo un gioco, è diventato un simbolo di forza e speranza. Ogni partita è dedicata al mio Paese e a chi lo difende in prima linea».
“Non è vero che non rido mai”
Chi lo vede in campo, serio e concentrato, potrebbe pensare che Sudakov non sorrida mai. Ma lui smentisce con un sorriso: «Non è vero. Amo l’umorismo e le battute. Rido spesso, nonostante tutto».
In attesa che il suo futuro lo porti magari in Serie A, Sudakov continua a lottare sul campo e nella vita, mantenendo quella forza che lo ha reso non solo un talento del calcio, ma anche un simbolo di speranza per il suo popolo.