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Papa Francesco: “Maradona poeta in campo. Ha dato gioia in Argentina e a Napoli. Quando è morto ho pregato per lui…”

Papa Francesco parla di Maradona e del calcio alla gazzetta dello sport. Il santo padre ha raccontato l’incontro con Il Pibe De Oro.

Papa Francesco e Maradona, l’Argentina, il calcio e il San Lorenzo. Il santo padre ha rilasciato una lunga intervista alla gazzetta dello sport. Papa Francesco ha parlato di calcio e si è soffermato su Diego Armando Maradona. Ecco le parole del Papa:

Papa Francesco ha mai giocato a calcio?

«Da piccolo mi piaceva il calcio, ma ho giocato anche a basket, la disciplina di mio papà. Per divertirci bastava una “pelota de trapo”. Io ero una “pata dura” e allora mi mettevano sempre in porta. Fare il portiere è stata una grande scuola di vita. Ho memoria, in modo particolare, del campionato del 1946, quello che il mio San Lorenzo vinse. Ricordo quelle giornate passate a vedere i calciatori giocare e la felicità di noi bambini quando tornavamo a casa: la gioia, la felicità sul volto, l’adrenalina nel sangue»

C’è una pagina dello sport, o un avvenimento, che lei ricorda con piacere?

«Non ho una così grande conoscenza in materia, ma le posso dire che seguo con interesse tutte quelle storie di sport che non sono fini a sé stesse, ma provano a lasciare il mondo un po’ migliore di come lo trovano. Quando, durante un viaggio apostolico, sono stato allo Yad Vashem a Gerusalemme, ricordo che mi raccontarono di Gino Bartali, il leggendario ciclista che, reclutato dal cardinale Elia Dalla Costa, con la scusa di allenarsi in bicicletta partiva da Firenze alla volta di Assisi e faceva ritorno con decine di documenti falsi nascosti nel telaio della bici che servivano per far fuggire e quindi salvare gli ebrei.

Pedalava per centinaia di chilometri ogni giorno sapendo che, qualora lo avessero fermato, sarebbe stata la sua fine. Così facendo offrì una vita nuova a intere famiglie perseguitate dai nazisti, nascondendo qualcuno di loro anche a casa sua. Si dice che aiutò circa ottocento ebrei, con le loro famiglie, a salvarsi durante la barbarie a cui vennero sottoposti. Diceva che il bene si fa e non si dice, se no che bene è? Lo Yad Vashem lo considera “Giusto tra le nazioni”, riconoscendo il suo impegno. Ecco la storia di uno sportivo che ha lasciato il mondo un po’ meglio di come lo ha trovato».

Il calcio, anzi lo sport, ha recentemente pianto la scomparsa di Maradona, considerato il più grande calciatore di sempre.

«Ho incontrato Diego Armando Maradona in occasione di una partita per la Pace nel 2014: ricordo con piacere tutto quello che Diego ha fatto per la Scholas Occurrentes, la Fondazione che si occupa dei bisognosi in tutto il mondo. In campo è stato un poeta, un grande campione che ha regalato gioia a milioni di persone, in Argentina come a Napoli. Era anche un uomo molto fragile. Ho un ricordo personale legato al campionato del Mondo del 1986, quello che l’Argentina vinse proprio grazie a Maradona.
Mi trovavo a Francoforte, era un momento di difficoltà per me, stavo studiando la lingua e raccogliendo materiale per la mia tesi. Non avevo potuto vedere la finale del Mondiale e seppi soltanto il giorno dopo del successo dell’Argentina sulla Germania, quando una ragazza giapponese scrisse sulla lavagna «Viva l’Argentina» durante una lezione di tedesco».

Papa Francesco su Maradona aggiunge: “La ricordo, personalmente, come la vittoria della solitudine perché non avevo nessuno con il quale condividere la gioia di quella vittoria sportiva: la solitudine ti fa sentire solo, mentre ciò che rende bella la gioia è poterla condividere. Quando mi è stato detto della morte di Maradona, ho pregato per lui e ho fatto giungere alla famiglia un rosario con qualche parola personale di conforto».

VIDEO: MARADONA INCONTRA IL PAPA

 

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