Bianchi: «Conte? Noi eravamo più educati. Scott nel Napoli di Maradona: sì!»

Bianchi: «Conte? Noi eravamo più educati. Scott nel Napoli di Maradona: sì!»

Una partita che ha divertito, quasi da Premier League, ma anche un banco di prova emotivo e tecnico per allenatori e squadre. Come riportato da Tuttosport, Ottavio Bianchi ha commentato il 2-2 tra Inter e Napoli tornando sulla prestazione degli azzurri e sulle scene che hanno coinvolto Antonio Conte a bordo campo. «L’atteggiamento può essere anche giustificabile – ha spiegato – ma noi avevamo un’educazione diversa». Un confronto generazionale che nasce dall’esperienza di chi, sotto il Vesuvio, ha già vinto uno scudetto.

Secondo Tuttosport, Bianchi ha tracciato un parallelo tra il suo Napoli e quello di Conte, sottolineando come le pressioni di ieri e di oggi siano simili. Così come accadde a lui, anche per il tecnico leccese replicare il tricolore non sarà semplice. «Bisogna accettare certi momenti – ha aggiunto – l’allenatore in panchina si sente solo». Ma il campo, a San Siro, ha dato risposte importanti.

Dal match è uscito un Napoli più forte, capace di rimontare due volte contro una big. E il simbolo è stato Scott McTominay. Come evidenzia Tuttosport, l’ex allenatore bresciano è rimasto colpito dallo scozzese: «È un giocatore universale, uno che sa fare tutto. Da tempo non si vedeva un centrocampista così». Difesa, costruzione, inserimenti e gol: un profilo totale, che secondo Bianchi avrebbe trovato spazio anche nel Napoli di Maradona. «Un giocatore così gioca dappertutto».

E l’Inter? Il pareggio lascia rammarico, ma anche consapevolezze. «Farsi raggiungere due volte non fa piacere – ha spiegato Bianchi – ma davanti c’era una squadra organizzata». Come sottolinea ancora Tuttosport, il Napoli si è comportato da grande squadra e da campione d’Italia in carica: rimontare due volte a San Siro non è da tutti.

Nel suo intervento a Radio Anch’io Sport, Bianchi ha allargato il discorso anche alla Nazionale, criticando il no a uno stage in vista dei playoff e l’eccessiva presenza di stranieri nei campionati. «Poi non lamentiamoci dei risultati – ha avvertito – non andare ai Mondiali per la terza volta sarebbe una vergogna». Un richiamo al passato, quando i vivai producevano talenti e l’identità italiana era centrale. Un altro calcio, un’altra epoca, ma con lezioni ancora attuali.