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Repubblica – Insigne, il 4-3-3 e la Nazionale. La rivolta insegna tre cose al Napoli

insigne nazionale

Il ruolo di Lorenzo insigne, come in nazionale è nel 4-3-3. Ancelotti deve trovare un rimedio. La rivolta insegna tre cose al Napoli


Lorenzo Insigne nel 4-3-3 della nazionale italiana allenata da Roberto Mancini da il meglio di se. Il talento di Frattamaggiore si esprime al meglio in una determinata posizione di campo a differenza della collocazione che gli ha riservato Ancelotti.
Antonio Corbo su Repubblica ha analizzato la questione Insigne, nel 4-3-3 della Nazionale e nel 4-4-2 del Napoli di Ancelotti.

INSIGNE DEVE GIOCARE COME IN NAZIONALE: 4-3-3

Ma bisogna andare in Nazionale, giocar bene, segnare per riprendere la dimensione persa nel Napoli? È dai tempi di Mazzarri che Insigne deve procurarsi crediti formativi nel Club Italia per essere titolare indiscusso nella squadra della sua città.

Tre domande devono porsi società e allenatore dopo la rivolta del 5 novembre.

  1.  Insigne rischia di essere impopolare, come tutti i campioni acerbi che non sanno gestire il successo. Nulla perdona il tifoso a chi è nato da queste parti. Ma il calcio merita riflessioni senza pregiudizi né sentimentalismi.
    È autolesionismo discutere a Napoli il talento di Insigne. In un calcio normale il tema è un altro: come sfruttare meglio quel talento. Ecco, qui cade il Napoli.
    Da Zeman a Mancini, rende molto Insigne alto a sinistra, con movimenti orizzontali verso il centro. Può così investire i suoi elementi di pregio: la sterzata in area, il tiro di interno destro, l’assist morbido al centro o lungo sul controllato.
    Anche un allenatore tatticamente bravo, come Ancelotti, chiede invece a Insigne un ruolo non suo. Come il primo Sarri quando voleva farne il sosia di Saponara.
    Fu costretto anche il testardo artigiano toscano, da osservatori saggi a poche ore da Napoli-Bruges, a ripiegare sul 4-3-3 ed evitare l’esonero.
    Quindi: Insigne va schierato nel 4-3-3, al limite nel 4-2-3-1, altrimenti va escluso o ceduto. Se è vero che le ultime tensioni derivano anche da disguidi tattici il Napoli deve decidere: non può insistere sul 4-4-2 con Insigne quarto a sinistra.
    La Nazionale correttamente sposta al centro Insigne quando avanza Emerson. Era il segreto di quella magica catena di sinistra nei 91 punti. Qui non è responsabile Ancelotti: è sparito Ghoulam, era uno dei migliori difensori mancini in Europa.
  2. La crisi del Napoli richiama il mercato. Il 4-3-3 è una buona idea. Ma attenti: mancano due giocatori chiave del Napoli di Sarri. Ghoulam, ma anche Jorginho. Il Napoli non ha coperto i due ruoli. Si urlava al vento: era opportuno giudicare le condizioni di Ghoulam, come l’esigenza di un mediano centrale. Il declino non è dovuto solo ai giocatori, anche a chi ha formato una squadra incompleta.
  3. I malumori per gli estenuanti rinnovi. Callejòn e Mertens festeggiano il 33esimo compleanno nei prossimi 11 febbraio e 6 maggio. In questo calcio miope e ipocrita si confondono torti e ragioni. Se i due contratti scadono il 30 giugno 2020, De Laurentiis ha il dovere, non solo la facoltà di valutare il rapporto tra il costo per il successivo biennio ed il prevedibile inferiore contributo di due giocatori di 33, 34 e 35 anni. Ha fatto un’offerta. Sta a Callejòn e Mertens accettare o rifiutare, giocando al massimo fino alla scadenza”.

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