Corriere dello Sport: “McTominay lancia il Napoli: vittoria a Monza e primo posto (almeno per una notte)”
Oh, yeah: chiamatelo pure McGol. Ancora una volta decisivo, ancora una volta determinante. Scott McTominay firma l’1-0 che consente al Napoli di espugnare Monza e, almeno per una notte, agganciare l’Inter in vetta alla classifica. Tre gol in sei giorni — due all’Empoli, uno oggi — che alimentano sogni e pressione. Perché quando il campione c’è, si vede. E cambia le sorti.
Come racconta Fabio Mandarini, inviato a Monza per il Corriere dello Sport, la squadra di Conte ha sofferto, eccome. Bloccata per oltre 70 minuti dal 5-4-1 anacondico disegnato da Nesta, il Napoli ha cercato invano varchi tra le linee, inciampando spesso sulla compattezza e l’orgoglio di un Monza che non ha intenzione di mollare la Serie A senza combattere. Ma poi, quando tutto sembrava incagliato, la svolta: dentro Anguissa e Raspadori, cambio modulo in corsa, 4-2-4 e… gol.
La firma è di McTominay, ma l’assist è del Jack, Giacomo Raspadori, entrato con piglio da titolare aggiunto. Un cross perfetto e un colpo di testa che vale la ventunesima vittoria stagionale. «I campioni servono a questo: risolvono e autorizzano a sperare nello scudetto», scrive Mandarini, sottolineando l’impatto della qualità sulle sorti della gara.
Nel primo tempo, però, è stato un Napoli impreciso e spento. Difficoltà al cross, rifinitura inefficace, e solo cinque tiri nello specchio su sedici tentativi. Lukaku imbrigliato da Caldirola, Politano ispirato a sprazzi, e Spinazzola poco incisivo nel sostituire Neres. Le fiammate più pericolose? Paradossalmente, del Monza: Castrovilli, Kyriakopoulos e Bianco hanno costretto Gollini a più di una preoccupazione.
Poi, come racconta ancora Mandarini, il cambio a inizio ripresa: fuori Gilmour, dentro Anguissa. E poco dopo l’innesto decisivo: Raspadori per Olivera, con passaggio al 4-2-4. Un Napoli più arrembante, più cattivo, che trova il gol al 72’ e poi rischia comunque nel finale, con Caprari vicinissimo al pareggio al 94’. Ma Anguissa c’è, respinge, e l’urlo dei cinquemila azzurri al Brianteo arriva fino al Maradona.
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