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Ancelotti al Napoli come al Bayern ha scatenato la rivolta dei giocatori. Robben: “mio figlio allena meglio”

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Napoli e Bayern nel segno di Ancelotti. Il tecnico anche in Germania scatenò la rivolta nello spogliatoio. Robben lanciò dure accuse.

Al suo arrivo al Bayern Carlo Ancelotti aveva dichiarato di non volere sprecare il lavoro di Guardiola, ma di volere aggiungere maggiore verticalità al possesso palla.

Al suo Arrivo al Napoli il tecnico di Reggiolo aveva dichiarato di non voler sprecare il lavoro di Sarri, ma di volere apportare piccole migliorie tattiche.

Non è questa l’unica analogia tra l’esperienza tedesca e quella napoletana di Carlo Ancelotti. Anche al Bayern Monaco, il tecnico si ritrovò uno spogliatoio spaccato e giocatori insorti che accusavano i suoi metodi di allenamento e l’eccessivo turnover.

Il pomo della discordia nei quattordici mesi al Bayern è stato lo spogliatoio in rivolta. Ribery, Müller, Boateng e Hummels , per finire con Robben che praticamente anticipò l’esonero di Ancelotti, rifiutandosi di rispondere alla domanda sul rapporto tra spogliatoio e allenatore.

L’olandese sbottò, dichiarando che in D-Jugend (campionato giovanile dedicato ai ragazzi tra gli 11 e i 13 anni, nel quale milita anche il figlio) si facevano allenamenti migliori di quelli tenuti da Ancelotti. 

Situazione risolta da Rumenigge con l’esonero del tecnico e del suo staff familiare.

IL BAYERN DI ANCELOTTI COME IL NAPOLI

Corsi e ricorsi storici,  è necessario anche sottolineare ulteriori analogie tra il Bayern di Ancelotti e il Napoli.

Con l’arrivo di Ancelotti, il Bayern palesò nelle prime partite della stagione delle problematiche piuttosto evidenti. Con Carletto i tedeschi faticavano molto nella costruzione di una manovra fluida.

Le azioni dei bavaresi, partivano dal basso molto lentamente, facilmente leggibili dagli avversari, gli attaccanti raramente facevano movimenti proficui senza palla, cosa che ha rendeva il possesso ancora più sterile.

La stessa cosa accade a Napoli, la squadra azzurra è lenta e prevedibile nella manovra. l’attacco azzurro fatica a finalizzare e lo spogliatoio è diviso.

Il calcio è così: se siedi in panchina e perdi, il primo capro espiatorio sei tu. Se perdi il controllo e la fiducia dello spogliatoio, ancora peggio.

GLI ESONERI DI ANCELOTTI

  • Alla Juventus di Moggi-Bettega-Giraudo non gli bastarono due secondi posti con punteggi elevati per ottenere il prolungamento della sua esperienza alla terza stagione. Era arrivato contestato dai tifosi e se ne andò con appiccicata l’etichetta del magnifico perdente.
  • Milan, subentrato in corsa alla meteora Terim nel novembre 2001, ha cancellato l’etichetta ma non si è salvato da un finale burrascoso, bersaglio delle critiche di Berlusconi e difeso strenuamente da Galliani. Otto lunghi anni con rescissione consensuale al termine dell’ennesima stagione tormentata e in anticipo rispetto alla conclusione del contratto.
  • Esonero anche dal Chelsea, pur portato a conquistare la Premier League al primo colpo nel 2010. A Londrà bastò un secondo posto con eliminazione ai quarti di finale della Champions League per far dire stop ad Abramovich (maggio 2011). Altro giro e altra serie di trionfi al Psg (ma anche un clamoroso campionato lasciato al Montpellier) e altra chiusura di rapporto lasciandosi senza troppi rimpianti.
  • Poi il Real Madrid cui regalò la Decima Champions League della storia nella finale derby di Lisbona contro l’Atletico, vittoria che gli valse la conferma da esonero sicuro, e l’addio solo un anno più tardi cacciato dal presidente Florentino Perez per non aver vinto nulla, colpa imperdonabile al Bernabeu e dintorni.
  • Infine il Bayern Monaco, preso dalle mani di Guardiola e riportato a vincere la Bundesliga che per i bavaresi rappresenta poco più di un optional. Dissidi interni allo spogliatoio gli sono stati fatali. Fine della storia, in attesa del prossimo capitolo.

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