Antonio De Curtis TotòCultura Napoletana

Totò a colori compie 70 anni, primo film non in bianco e nero

Totò a colori è stato il primo film a colori della cinematografia italiana. Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

70 anni e non li dimostra, Totò a colori, è stato il primo film a colori della cinematografia italiana. Diretto, da Steno e Prodotto da Carlo Ponti, Dino De Laurentiis e Giovanni Amato, venne girato negli stabilimenti della Vasca Navale.
Totò a colori, è impaginato come una sorta di collage dei più famosi sketch che Totò, con la sua compagnia di avanspettacolo, aveva interpretato nei più famosi teatri italiani. Fu possibile realizzarlo grazie ai tecnici della Ferrania. Al tempo, infatti, il bianco sullo schermo virava nell’azzurro e, per illuminare le scene. All’epoca fu necessario impiegare un numero enorme di lampade che resero la temperatura del set così incandescente che, durante la lavorazione, Totò una volta svenne e fu necessario porre del ghiaccio sotto la sua parrucca, che aveva iniziato a fumare.

TOTÒ A COLORI: LA TRAMA

Protagonista, quindi, il principe della risata, nei panni di Antonio Scannagatti, scalcinato musicista di Caianello che, credendo di essere un genio, da anni invia, senza successo, le sue composizioni ai più noti editori musicali. Grazie all’arrivo di un concittadino giunto dall’America, è invitato a dirigere la banda del paese. Da qui l’inizio di una serie di mirabolanti avventure.
Costato pochissimo, il film ebbe un enorme successo al botteghino, grazie alla straordinaria verve di Totò che, da vero mattatore, improvvisando sul set, allungò le scene non sense, portandole fino all’estremo. Su tutte quella del vagone letto con Mario Castellani, nei panni dell’onorevole Cosimo Trombetta.
L’altra, ambientata a Capri, quando in una scena ironizza su un «finto Picasso» alla presenza di Franca Valeri, nei panni della «signorina snob», e quella finale, nella quale, dinoccolandosi come un burattino, si traveste da Pinocchio.

LE BATTUTE  FAMOSE

La serva serve, soprattutto se è bona, serve, eccome. (Antonio)
Lei non sa chi sono io. (Antonio)
A me due mi hanno rovinato: Toscanini e Carlo Erba. (Antonio)
Mi scompiscio dalle risate. (Antonio)
Macchinista, fuochista, ferrovieri, facchini, affini, collaterali, uomini di fatica! (Antonio) [gridando mentre si accinge a salire sul treno]
Sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo. (Antonio) [rivolto all’onorevole Cosimo Trombetta]
Ma mi faccia il piacere! (Antonio) [rivolto all’onorevole Cosimo Trombetta]
Dove va con questa sicumera! (giardiniere)
Prendete tutti i pacchi indietro! I am disappointed! (Joe Pellecchia)
Bazzecole, quisquilie, pinzellacchere. (Antonio)

TOTÒ DIABOLICUS COMPIE 60 ANNI

Nel 2022 non si festeggiano solo i 70 anni di Totò a colori, ma ricorrono gli anniversari di altri film altrettanto famosi del celebre principe della risata
Nel 1962, Totò comparve invece, in ben cinque film. Che compiono quindi 60 anni. Si parte da «Totò contro Maciste», spassosa parodia del «peplum», genere cinematografico in gran voga in quegli anni in Italia, diretto da Fernando Cerchio, in cui este i panni di Totokamen, artista spacciato dal suo manager (Nino Taranto), come figlio del Dio Amon e dotato di una forza erculea. Finirà, suo malgrado, per scatenare la gelosia dell’invincibile Maciste.
Un gradino sotto «Totò di notte N.1», diretto da Mario Amendola, una sorta di inchiesta sul mondo dei locali notturni di mezza Europa.
Poco fortunato anche «Totò e Peppino divisi a Berlino», diretto da Giorgio Bianchi, dove il principe interpreta Antonio La Puzza, un poveraccio che in cerca di fortuna si reca a Berlino e si troverà al centro di un intrigo internazionale.
Decisamente più ispirato «Lo smemorato di Collegno», per la regia di Sergio Corbucci, vicenda liberamente ispirata al celebre caso Canella-Bruneri, avvenuto negli anni Venti.
È, infine, un piccolo gioiellino di humour nero «Totò Diabolicus», diretto da Steno, divertente parodia del giallo-poliziesco. Nel film Totò, sfoggiando delle insuperabili doti di trasformista, interpreta addirittura sei personaggi, imparentati tra loro. Tra le tante gustose scenette, è entrata a far parte dell’immaginario collettivo quella nella quale Totò, nei panni del chirurgo, opera il malcapitato Pietro De Vico.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno, Ignazio Senatore, wikipedia, tuttototò

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