Perché il Napoli ha perso contro il Cagliari?

Perché il Napoli ha perso contro il Cagliari?

La sicurezza europea del Napoli si infrange contro il Cagliari di Maran. Ancelotti non ha trovato ancora l’assetto giusto per i partenopei.


Perché il Napoli ha perso contro il Cagliari?

La domanda attanaglia la mente dei tifosi e affolla le pagine social. Ognuno ha la sua spiegazione logica o istintiva. La piazza è umorale, suscettibile ad ogni minimo cambiamento, ma la sconfitta-beffa degli azzurri è un campanello d’allarme?
Sto avvelenato, si legge sulla pagina Facebook il Napulegno.

Non ne vedo neanche un minuto perché lavoro a Stamford Bridge all’inutile Chelsea – Grimsby 7-1, e Premier Sports decide di trasmettere Inter – Lazio sull’app. Così come la scorsa giornata c’era stata esclusione last minute di Lecce – Napoli a vantaggio della Roma.
Dodici sterline buttate finora, senza essere riuscito a vedere il Napoli neanche una volta. Questo per rispondere ai moralizzatori alla Scozzafava che parlano di pezzotto, spargendo merda sulla tifoseria. Voi non avete neanche la più pallida idea dei sacrifici che facciamo per seguire il Napoli all’estero, mentre a voi accreditano i soldi sul conto per sedervi in tribuna stampa e offenderci.
Poi, guardo gli highlights e conto almeno quattro o cinque occasioni clamorose, di cui due pali, ma la sintesi non è una partita.  È come giudicare un giocatore dai video con la musichetta sparata su YouTube e poi a volte ti ritrovi Edu Vargas.

Oppure un appuntamento galante, facendosi un’idea dell’altra o dell’altro dalle foto di Instagram e trovare una scusa per scappare quando la realtà ci si presenta invece davanti in carne e ossa.
Restano la sconfitta, la seconda in cinque partite, i sei punti di distacco dall’Inter partita a razzo e i quattro dalla Juve, mentre noi guardiamo il culo pure all’Atalanta, appaiati a quota nove allo stesso Cagliari.

La sconfitta del Napoli contro il Cagliari, è figlia degli episodi?

Certo, è presto, ma la sensazione di già visto non solo della scorsa stagione, ma anche del Napoli di Benitez, è lì netta come spauracchio che voglio allontanare, ma che la ragione mi impone invece di considerare.
Sono parenti la squadra ad altissima intensità di appena otto giorni prima col Liverpool e quella vista ieri sera col Cagliari?

Da quel che leggo o mi riferiscono parenti e amici, no. Quella del primo tempo non lo è neanche alla lontana.
Il pallone è fatto di episodi. Entra il tiro di Insigne e magari raccontiamo un’altra partita.

Così come il confronto fra le tre autoreti di cui ha beneficiato finora la Juve e il trattamento che la fortuna sembra riservare regolarmente a noi, è amaro e impietoso.
Ancelotti non ha trovato ancora l’assetto giusto per il Napoli.

Perché il Napoli ha perso contro il Cagliari?

Cattiva sorte

Una squadra che ha ambizioni di primato non può fermarsi alla cattiva sorte, deve necessariamente interrogarsi sui motivi della sua incostanza, della capacità che solo a tratti e in certe partite le permette di avere intensità.
Neanche può bastare l’accorata difesa d’ufficio di Carlo Ancelotti, perché queste sono partite da vincere punto e basta.

A nulla serve mettere sul piatto della bilancia da un lato le innumerevoli occasioni da goal e dall’altro l’unico vero tiro in porta del Cagliari, perché è esattamente questo che distingue una buona, anche ottima squadra, da una squadra vincente, visto che in vetta resta solo chi in un modo o nell’altro alla fine riesce a portarla a casa. Ieri i miei colleghi mi sfottevano dicendo che siamo come il Tottenham, capace di grandissime prestazioni, ma incapace di vincere qualcosa perché scivoliamo sempre nel momento topico.


Il turnover di Ancelotti

È presto, non voglio emettere sentenze, perché se ne leggono già fin troppe sui social, ma ci sarà una via di mezzo virtuosa fra il Napoli formato calciobalilla di Sarri con i giocatori inchiodati alla stecca che arrivano al traguardo stremati, e il turnover esasperato di Ancelotti?
È necessario farlo a settembre con una squadra ancora in pieno assemblaggio, e nella quale già si coglie il disagio di attaccanti che sono sostanzialmente esterni e vengono invece schierati fuori posizione come Insigne e Lozano?
Io sono l’ultimo degli incompetenti e Ancelotti ha vinto tutto, non lo dico retoricamente per affermare invece il contrario, ma continuo a essere convinto che la vocazione naturale di questo Napoli sia il 4-3-3.

Non puoi chiedere a Insigne di giocare così lontano dalla porta, dandole le spalle. Diventa facile buttare la croce sul capitano. Lorenzo è chiamato a un dispendio di energie che non è in grado di sostenere per evidenti ragioni di struttura fisica. Insigne e Younes a sinistra, Callejon e Lozano a destra, addirittura tre scelte possibili come centravanti. Mertens capace di giocare anche a sinistra. Io così lo vedo il Napoli.

Perché il Napoli ha perso contro il Cagliari?

Così m’immagino l’abbondanza di cui disponiamo, messa davvero a valore. Altrimenti Ancelotti faccia le sue scelte, anche impopolari sul piano “politico”: faccia giocare solo due attaccanti e schieri un centrocampo di veri centrocampisti.
Magari è la volta buona che vediamo una squadra più compatta, senza gli abituali cinquanta, sessanta metri fra i reparti e un’idea di pallone che sarà pure stata vincente, ma applicata a questo Napoli mi sembra fin troppo avventuristica.
Perché a poco serve il miglior attacco della Serie A, se poi non fai anche il solo golletto che permette all’Inter di fare bottino pieno con la Lazio. A nulla serve, se subisci nove goal in sei partite, e arranchi nel gruppone delle seconde peggiori difese del campionato.

 

La vera domanda

Qualcuno dirà: tutte queste critiche per una sconfitta interna? Sì amici miei, perché che il Napoli sia una squadra di vertice nessuno lo mette in discussione, ma lo sappiamo da anni. La vera domanda è se siamo una squadra che può vincere qualcosa. È questa la risposta che mi aspetto da Carlo Ancelotti, per evitare di rivedere a settembre il trailer di un film che abbiamo già visto tutti.