Improta avverte: “Conte rischia la goleada, il Napoli deve rivedere la tattica”
L’ex calciatore azzurro critica la configurazione tattica del Napoli e lancia un appello per il ritorno al 4-3-3.
L’ex calciatore azzurro critica la configurazione tattica del Napoli e lancia un appello per il ritorno al 4-3-3.
Gianni Improta , ex calciatore del Napoli e voce autorevole nel panorama calcistico italiano, ha espresso un parere critico sul momento attuale della squadra azzurra durante un’intervista su Radio Punto Nuovo, nella trasmissione ‘Punto Nuovo Sport’.
“Il Napoli a Verona è stata una delusione immane. Pensavamo che con Conte la musica sarebbe cambiata, ma purtroppo non ho visto miglioramenti. È stata una figuraccia… Il secondo tempo è stato tutto del Verona, che ha fatto quello che voleva in campo,” ha dichiarato Improta, esprimendo la sua delusione per la performance della squadra.
Improta ha sollevato preoccupazioni riguardo alla formazione tattica adottata da Antonio Conte, sottolineando come il Napoli stia soffrendo per una configurazione troppo sbilanciata. “L’organico del Napoli resta di livello, ma c’è un problema tattico che probabilmente Conte dovrebbe rivedere. Due centrocampisti sono pochi, soprattutto con le caratteristiche di Lobotka e Anguissa. Il Napoli non può giocare così, dovrebbe tornare al 4-3-3 visto che l’organico è costruito per quello,” ha detto Improta.
Secondo l’ex calciatore, l’attuale assetto tattico sta avendo un impatto negativo sul morale dei giocatori : “I calciatori si sentono bloccati, non si divertono più in campo. E questo pesa tanto! Se il Verona ce ne ha fatti 3, giocando così si rischia una goleada contro gli avversari più importanti.”
Improta ha inoltre criticato le dichiarazioni di Conte prima della partita e ha messo in discussione la gestione di Victor Osimhen . “Le parole di Conte alla vigilia sono state forse troppo dure. Quando ha accettato il Napoli sapeva in che situazione approdava, poi non so se ci sono state promesse disattese dal mercato. Osimhen? Andrebbe usato il pugno fermo. Viene pagato profumatamente e deve scendere in campo in maniera obbligatoria. Se non lo fa è colpa anche della società. È una situazione paradossale.”
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