Il silenzio assordate degli arbitri, nessuna spiegazione da Nicchi e Rizzoli

Nessun commento in campo, nessuna spiegazione ai tifosi. Il silenzio assordate degli arbitri è ancora una volta la cosa che più fa indispettire chi segue il calcio. 

Dopo i rigori non concessi al Napoli per i falli su Callejon e Llorente, si ci aspettava qualche intervento da parte dei vertici dell’Aia magari di Marcello Nicchi o del capo degli arbitri Nicola Rizzoli. Invece tutti sono rimasti barricati dietro la volontà di non parlare, eppure non era accaduta la stessa cosa quando nella prima giornata di campionato a Firenze fu fischiato un rigore più che generoso a Mertens.

Il rigore di Mertens

“C’è stato qualcosa che non ha funzionato nella collaborazione tra arbitro e Var, un errore che va corretto e non va ripetuto”. Il designatore arbitrale, Nicola Rizzoli, ammette l’errore commesso dal direttore di gara Massa sul rigore concesso a Mertens in Fiorentina-Napoli. Massa e l’uomo Var Valeri saranno fermati? “E’ indubbio che un allenatore fa giocare chi è piu’ in forma e i provvedimenti che prenderemo saranno nella direzione di metterli nella condizione migliore per arbitrare. Valuteremo loro condizione psicofisica”. Così parlava a Sport Mediaset il designatore degli arbitri di Serie A, Nicola Rizzoli. Un intervento duro e preciso per il rigore concesso a Mertens.

“Quello su Mertens non è rigore. Il Var è intervenuto, ma non hanno capito che c’era un errore e questo mi preoccupa. Il problema era che il Var non aveva immagini chiare e avrebbe dovuto suggerire all’arbitro di campo di andare a rivedere le immagini. Ho parlato con il designatore Rizzoli e siamo molto amareggiati: sarà lui a decidere se prendere provvedimenti tecnici o disciplinari. Stiamo cercando di attivare una sala Var centrale a Coverciano che vedrà in contemporanea le gare e potrà sentire le conversazioni tra arbitro e Var, seppur senza poter interagire”. In questo caso è Marcello Nicchi presidente dell’Associazione Italiana Arbitri a parlare ad Eurosport, ad intervenire in modo netto e preciso, oltre che tempestivo. Come se ci fosse la necessità assoluta di ribadire che quel rigore non doveva essere concesso, che l’arbitro aveva sbagliato e che il Napoli era stato favorito.

Silenzio, non parla nessuno

Dopo gli episodi di Napoli-Atalanta, con gli errori macroscopici dell’arbitro Piero Giacomelli e del Var guidato da Banti, non i vertici degli arbitri non hanno sentito la stessa esigenza. Nessuna parola sul placcaggio di Kjaer su Llorente, con il difensore che si disinteressa completamente della palla e pensa solo a buttare a terra l’attaccante del Napoli. Nessuna parola sulla mancata espulsione di Pulisic ed il rigore negato a Callejon che viene colpito in area di rigore, ma si vede assegnare solo una punizione. Tutti in silenzio sull’operato del Var che in nessuno dei due casi sente il bisogno di intervenire. Ma allora la domanda nasce spontanea: Questa tecnologia a cosa serve? Il rigore di Callejon si poteva vedere in due minuti, con un fermo immagine si è capito immediatamente che l’episodio era accaduto in area di rigore, eppure nessuno è intervenuto. Perché non è stato fatto? Sono i grandi misteri a cui gli Marcello Nicchi e Nicola Rizzoli non hanno risposto o non hanno sentito l’esigenza di dare dei chiarimenti ai tifosi.

Quando parleranno gli arbitri?

E’ proprio questo che più fa indispettire i tifosi, ovvero  la mancanza di comunicazione. Perché dà adito di pensare alla malafede. Eppure nel rugby, sport praticato da Kjaer sul rigore di Llorente, il direttore di gara motiva ogni decisione che viene ascoltata da tutti. Così come succede nel basket. Nel calcio si continua a stare in silenzio. Gli arbitri si trincerano dietro i no comment, non spiegano, non vogliono il confronto. Oltre al Var (che se utilizzato bene può essere un’ottima soluzione) servirebbe ai tifosi anche sentire la voce dei direttori di gara. Ovviamente non dovrebbero essere sottoposti al fuoco incrociato, magari 3 o 4 domande non di più per spiegare quegli episodi chiave quanto serve, per sentire dalla loro voce il perché è stata presa una decisione.