Carraro: «Giusto fermarsi per la morte del Papa. Tifo Napoli nella volata scudetto»
L’ex presidente della FIGC e della Lega Calcio Franco Carraro è intervenuto ai microfoni di RadioGoal, su Kiss Kiss Napoli, affrontando con lucidità e sensibilità i temi più attuali del calcio italiano, a partire dal delicato momento che il Paese e lo sport vivono dopo la scomparsa del Santo Padre.
«La morte del Papa è un evento globale, a prescindere dalla fede religiosa» – ha spiegato Carraro – «giocare lunedì, giorno della sua morte, era impossibile, ma anche sabato, quando ci saranno i funerali, sarebbe inopportuno. Fermarsi è un dovere. È difficile provare un’emozione così forte e due ore dopo cercarne altre in una partita di calcio».
Sul tema dei rinvii e delle polemiche che ne sono seguite, Carraro ha evidenziato un punto di equilibrio tra rispetto e praticità: «Le società hanno il diritto-dovere di difendere i propri interessi. Oltre alle squalifiche c’è sempre l’imponderabile, come gli infortuni. La decisione di giocare domenica, per le partite previste il 26 aprile, è di buonsenso».
A sorpresa, Carraro ha poi confessato un particolare affetto per la città partenopea e per la sua squadra, nel pieno della corsa scudetto: «Il campionato mi appassiona e in questa volata tifo più per il Napoli. Sono molto affezionato alla città, anche se per un periodo mi ha odiato. E poi sono stato anche presidente del Milan».
Un passaggio interessante ha riguardato i due tecnici protagonisti della Serie A, Antonio Conte e Simone Inzaghi, messi a confronto con toni di grande stima: «Conte mi ricorda Mennea. Non sono mai sazi, hanno sempre fame e sono due rompiscatole. Inzaghi è un bravissimo allenatore: quando il risultato conta, ha sempre fatto bene. Conte, in Nazionale, ha fatto cose importanti».
Carraro ha così concluso un intervento in equilibrio tra emozione e pragmatismo, lasciando spazio anche a un pizzico di cuore per la città di Napoli, che oggi guarda alla vetta con legittime ambizioni.
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