Montefusco, 80 anni d’azzurro: «Napoli è la mia seconda pelle»
Una vita intrecciata al Napoli, dentro e fuori dal campo. Vincenzo Montefusco, che sabato compie 80 anni, è molto più di un ex calciatore: è il simbolo di una passione viscerale per la maglia azzurra, la stessa che ha indossato per 214 partite segnando 13 gol, e che ha difeso anche da allenatore, in momenti delicatissimi della storia del club.
La sua storia, raccontata con affetto da Il Mattino, comincia giovanissimo, a 14 anni, quando entra nel vivaio partenopeo scelto da Giovanni Lambiase. L’esordio in Serie A arriva nel 1963 con gol al Genoa, a soli 17 anni. Da lì inizia un percorso che lo vede protagonista al fianco di leggende come Sivori e Altafini, con un sogno scudetto sfumato a metà anni Sessanta. Aneddoti e ricordi si intrecciano nella narrazione: da quello del mitico Pesaola – che lo fece debuttare anche in Europa – alle sfide con Pelé e il gol numero 1100 del brasiliano segnato proprio al San Paolo nel 1972.
Montefusco racconta di quando fu vicinissimo all’Inter di Helenio Herrera: era il 1964, avrebbe potuto giocare con Picchi e Suarez, ma il rifiuto di Zaglio al trasferimento fece saltare tutto. Lui tornò a Napoli, «felice», come ricorda a Il Mattino, per restare legato alla sua città e alla sua gente.
Anche da allenatore, ha sempre risposto presente nei momenti più difficili. Tra il 1997 e il 1999 ha guidato il Napoli in tre finali di stagione, subentrando a Simoni, Galeone e Ulivieri. Salvò la squadra dalla retrocessione e portò gli azzurri alla finale di Coppa Italia del 1997, persa contro il Vicenza: «Ma prima la salvai, e pochi lo ricordano», sottolinea con amarezza.
Convinto sostenitore del vivaio campano, ha allenato anche la Primavera vincendo la Coppa Italia di categoria contro l’Atalanta di Prandelli. Tra i suoi pupilli, anche un giovanissimo Vincenzo Montella, lanciato a Empoli quando aveva solo 16 anni.
Padre calcistico, ma anche padre nella vita: suo figlio Tiziano ha seguito le sue orme in panchina. Opinionista equilibrato e competente, Montefusco è oggi voce autorevole su tv e radio, ma anche punto di riferimento umano e sportivo nel suo “spogliatoio” al Circolo Nautico Posillipo.
Con Juliano, amico fraterno sin dai tempi della rappresentativa campana, ha condiviso tutto: l’esordio, la carriera, l’azzurro sulla pelle. E oggi, anche il ricordo di quel calcio che forse non c’è più, ma che ha formato uomini, prima ancora che campioni.
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