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Bergamo minaccia Napoli, la risposta di Forgione è da applausi

Bergamo minaccia Napoli, la risposta di Forgione è da applausi
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Bergamo minaccia Napoli, da Feltri e dal quotidiano Libero, dure accuse al capoluogo partenopeo e alla Campania di De Luca. La risposta di Forgione è da applausi.

Da Bergamo minacce a Napoli. Dalle colonne di Libero, Feltri e compagnia bella lanciano minacce non troppe velate a Napoli e  alla Campania. La città dei mille ha cominciato una crociata mediatica contro la capitale del sud e la Campania in generale.

Dopo le dichiarazioni “giustissime ” del governatore De Luca, da Bergamo e dalla Lombardia sono arrivate critiche feroci, alle quali si è unito come un koala al bamboo, il governatore del Veneto Luca Zaia

Il direttore di Libero Pietro Senaldi in diretta TV tenta di demolire il teorema di De Luca sulla chiusura dei confini regionali: “Io credo che la Lombardia, che paga il 20% di tasse ed è la regione economicamente più attiva, si ponga questo problema, il sud mi sembra normale che non se lo ponga, non avendo più aziende, che cosa deve riaprire?“.

Solita solfa, soliti luoghi comuni, in tutta sincerità ci saremmo aspettati di meglio, da coloro che da 3 mesi, non fanno altro che parlare, mentre a sud dello stivale si sono rimboccati le maniche.

FELTRI ACCUSA LE TV: ” SI PARLA TROPPO SPESSO DI NAPOLI”

Mentre le tv circolano per Napoli in cerca degli indisciplinati, collezionando una serie infinita di figuracce, Feltri ai microfoni della Rai, accusa le tv di non dare più spazio al Nord:“Il linguaggio più a Nord che sento è il romanesco. In televisione si parla troppo spesso di Napoli e, in genere, del Sud Italia? Questo è un dato di fatto, non lo dico soltanto io. Se vediamo anche le nuove proposte televisive, le fiction, i linguaggi utilizzati, ci rendiamo conto che, sempre più spesso, la narrazione è spostata sempre di più verso il Meridione. Non si può dire il contrario.

NAPOLI, MINACCE DA BERGAMO

“Dalla sua scrivania orobica, il giornalista infeltrito scrive per il suo giornale di fretta di riaprire la Lombardia, la regione che ha fatto danni perché non aveva alcuna fretta di chiudere, anzi, alcuna voglia.

Bisogna riaprire in fretta, magari procurando altri problemi, e poi, senza fretta, lasciare l’Italia.

Ci racconta, nonno Vittorio, che la gente è impaziente per riprendere a guadagnare, “in particolare al Nord”, come se altrove si campi d’aria, e la pensa esattamente così chi scrive che “non si tratta di correre in strada a suonare il mandolino, bensì di tornare in fabbrica“.
Dice che l’umanità dell’affascinante Meridione e la bramosia di denaro della Pianura Padana e delle Prealpi sono solo luoghi comuni, lui che per i luoghi comuni sui meridionali ha reso noto se stesso e il suo giornale.
Avverte che lassù, tra le valli lombarde e venete, monta “la ribellione alla dittatura romanfoggiana”; insomma, una ritorno agli slogan della Lega Nord riposti per convenienza nel cassetto dal furbacchion Salvini.
Informa che “manca soltanto la Lombardia per creare una frattura tra le due Italie divise da una antipatia reciproca che si era sopita e che le polemiche sul virus hanno risvegliato in modo drammatico“.
E conclude minacciando il Sud, che senza il Nord andrebbe “a ramengo” e farebbe “una brutta fine, per altro meritata”.

LA CITTÀ DEI MILLE

Forgione sulle minacce di Bergamo a Napoli poi aggiunge : “E chi che arrivano da Bergamo, una delle città che più soffrono e che merita la solidarietà di tutti a prescindere, anche per la sfortuna di essere rappresentata da qualche incompetente che ha scherzato con il virus e pure da certe penne, capaci di condizionare l’opinione delle persone meno libere di pensiero, di dividere e alimentare la debolezza del Paese. Ma che, non va dimenticato, resta pur sempre “la Città dei Mille“, il centro italiano che più di tutti ha contribuito ad armare Garibaldi affinché invadesse il Sud.

Prima hanno voluto che si facesse quest’Italia di colonizzatori e colonizzati e ora, una volta spremuto il limone, minacciano di dividerla. Senza fretta, però, non sia mai che il Sud smette di comprare merci e servizi del Nord. Finisce che il Nord va “a ramengo” appresso al Sud. Senza fretta, nonno Vittorio”.

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