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Arbitri: un altro scandalo, carriere truccate. Repubblica svela le chat segrete: “Domenica mi raccomando quella partita”

Un altro scandalo arbitri in Italia: dopo calciopoli ancora una volta il sistema arbitrale finisce nel mirino dei magistrati della procura di Roma

In Italia c’è un altro scandalo legato agli arbitri. A portare fuori il problema Daniele Minelli e Niccolò Baroni, arbitri dismessi dall’Aia che denunciano un sistema di valutazione e promozione truccati. La denuncia di sette pagine è finita nelle mani della procura di Roma. Repubblica riporta le chat segrete sul sistema con cui sarebbero state truccate le promozione degli arbitri. Un sistema perverso fatto di aggiustamenti illegittimi, per favorire un arbitro al posto di un altro. All’interno della denuncia si fa riferimento anche ad una partita specifica Spezia-Chievo di Serie B del campionato 2019/20. A quanto pare in quel caso il giudizio del direttore di gara fu ritoccato. Sotto esame il contenuto di una chat Whatsapp tra i componenti della Commissione arbitri di Serie B.

Secondo Repubblica il mondo arbitrale rischia di essere travolto dal fango. E scrive che in certi casi “basta una frase sibilata durante un allenamento o un raduno ( “mi raccomando domenica, quella partita è importante per quella squadra“) per mettere soggezione o indirizzare un incontro”.

Scandalo arbitri in Italia: la denuncia di Minelli e Baroni

E’ Repubblica a riportare in esclusiva la questione arbitri che dopo Calciopoli rischia di mettere di nuovo in discussione il sistema arbitrale italiano:

Il plico è la denuncia di sette pagine, corredata da otto allegati, portata ai pm romani da due tesserati dell’Associazione italiana arbitri (Aia), il 39 enne varesino Daniele Minelli e il 38 enne fiorentino Niccolò Baroni. Fino all’anno scorso erano nell’organico della Serie B, ma il 31 agosto 2020 sono stati “dismessi” dal Comitato nazionale dell’Aia “per adeguate motivazioni tecniche”. In altre parole, perché nel campionato 2019-2020 sono andati peggio degli altri. Marcello Nicchi, all’epoca presidente Aia, comunica loro la decisione via mail, specificando che — su una lista di 25 — Baroni si è piazzato 23°, Minelli 24°. Rimangono invece in B l’ultimo della graduatoria, Ivan Robilotta, e Eugenio Abbattista, un fischietto esperto ma arrivato al tetto massimo di 8 stagioni di appartenenza al ruolo.

Le chat segrete

Lo scandalo arbitri prende forma grazie ad alcune chat Whatsapp che vengono utilizzate per smascherare il presunto sistema di favoritismi. Le chat sono riportate da Repubblica:

La serata magica di Abbattista Per l’ultima partita da lui diretta, Spezia-Chievo dei play-off che si gioca l’11 agosto 2020 (3-1 per i padroni di casa), ottiene il massimo possibile dei voti: 8.70. Con quel giudizio, espresso nel referto di Riccardo Di Fiore che fa parte dell’organo tecnico di valutazione e che quella sera è sugli spalti, Abbattista diventa il terzo miglior arbitro della Serie B.

E il regolamento federale prevede la possibilità di derogare al limite delle otto stagioni di fronte a un così fenomenale exploit tecnico. Per non bocciare Robilotta, invece, l’Aia per la prima volta nella sua storia si appella a una norma che permette di salvare le matricole al primo anno anche quando arbitrano male.

Minelli e Baroni non ci stanno. Fanno ricorso. Il Tribunale federale nazionale nel novembre 2020 rigetta le istanze, relegando la vicenda al rancore di due fischietti che non vogliono accettare il verdetto del campo. Pare finita lì. A metà del gennaio scorso, invece, il colpo di scena. La chat della Serie B Riccardo Di Fiore li contatta e gli dice che lui, quell’8.70 ad Abbattista, non lo ha mai dato. Gli aveva dato un 8.60, ma è intervenuta una manina. Minelli e Baroni non ci credono fino a quando non vedono coi propri occhi il referto che il 12 agosto, la mattina dopo Spezia-Chievo, Di Fiore ha inviato alla segreteria Aia. C’è scritto 8.60. Con lo 0.10 in più regalato, Abbattista è balzato in zona promozione.

 

IL SITEMA AL CENTRO DELLO SCANDALO ARBITRI IN ITALIA

Con questo sistema si permette ad un arbitro di continuare a mantenere intatto il proprio stipendio a discapito di un altro:

Può quindi rimanere nell’élite arbitrale in B e percepire per un altro anno lo stipendio da circa 120 mila euro. Di chi era la manina? Alla denuncia sono allegati gli screenshot della chat “Commissione Can B” a cui partecipano, tra gli altri, lo stesso Di Fiore ed Emidio Morganti, allora responsabile dell’organo tecnico di valutazione. I messaggi si riferiscono al 21 agosto 2020, il momento in cui — a campionato concluso — va
stilata la graduatoria finale. «Ci mancano ancora tutti i voti dei playoff, nomi e schede di promossi e dismessi», esordisce Davide Garbini (membro della Can B, oggi unificata con la Can A) che ha il file Excel aperto. Morganti dà una prima indicazione: «8.60 a tutti». Poi suggerisce: «Prova Abbattista 8.70» e qualche messaggio dopo posta
un’emoticon sorridente. C’è poi una terza persona, non identificata, che ha un’idea: «Occorre mettere 8.70 a Sacchi, a Fourneau e Abbattista…». Garbini rimanda l’elenco, modificato: «Viene così coi tre 8.70».

In riferimento allo scandalo arbitri in Italia, Repubblica ha contattato Morganti per chiedere se ci fossero spiegazioni per quelle chat. A quel punto l’ex arbitro ha detto: “Forse, ma non lo dico di certo a voi”.

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