Pavoletti: “Il mio più grande rammarico? Non aver mai segnato a Napoli”
In una lunga intervista a Radio Serie A, Leonardo Pavoletti, attaccante del Cagliari, ha ripercorso la sua carriera tra aneddoti, sacrifici e momenti chiave che hanno segnato il suo percorso. Il paragone con Cristiano Ronaldo e l’approccio alla carriera
“Mi sono sempre messo a ridere quando mi paragonavano a CR7 per i gol di testa. C’era un periodo in cui segnava sempre in Champions e giravano meme con scritto: ‘Per fare questi gol bastava prendere Pavoletti’. Chi l’avrebbe mai immaginato un accostamento così? (ride, ndr). Io però non ho mai dato nulla per scontato, ho sempre cercato di impormi anche di fronte ai grandi campioni. Ma una volta finita la partita, torno alla mia semplicità. Anzi, a volte non mi riconosco nemmeno in campo, perché non mi sono mai sentito solo un calciatore. Ho sempre pensato che prima della figura del giocatore ci fosse la persona, e credo che la gente abbia apprezzato questo di me.”
Pavoletti ha poi riflettuto su come spesso i calciatori vengano giudicati solo per l’aspetto esteriore: “A volte si vede un giocatore con tatuaggi e orecchini e si pensa voglia fare il fenomeno, quando magari è solo il più introverso della stanza. Io ho cercato di far emergere quello che sono, e credo che la mia empatia mi abbia aiutato a entrare in connessione con le persone.” L’incontro con Gasperini e la svolta in Serie A
Uno dei momenti più importanti della carriera di Pavoletti è legato a Gian Piero Gasperini, che gli ha dato fiducia nel suo periodo al Genoa: “Gli devo tanto, è stato lui a farmi credere di poter essere un giocatore da Serie A. All’inizio non mi considerava minimamente: avevo davanti Borriello e Niang. Ma in allenamento davo tutto, per me erano vere partite. Un giorno, a fine allenamento, Gasperini mi disse: ‘Pavo, ci siamo’.”
Il momento decisivo arrivò in un turno infrasettimanale contro il Parma: “Come sempre andai in panchina, ma Borriello si fece male. Gasperini anziché chiamare Niang guardò me e disse: ‘Pavo, entra’. Mi guardai i parastinchi e pensai subito a Burdisso, che mi aveva detto che il mister odiava chi stava in panchina con i parastinchi slacciati. Quindi diciamo che non iniziai benissimo (ride, ndr). Ma vincemmo e segnai il terzo gol. Da lì iniziò a darmi più spazio, anche perché gli altri due attaccanti si fecero male. Giocavo bene, eravamo in zona Europa, ma per mancanza della licenza UEFA il posto andò alla Sampdoria.” I rimpianti: l’Europa League e il gol mancato a Napoli
Tra i pochi rimpianti della sua carriera, Pavoletti cita proprio quella mancata qualificazione in Europa League con il Genoa: “Chissà cosa sarebbe successo se avessi giocato l’Europa League con Gasperini, magari mi si sarebbero aperte più porte. Quello è stato uno dei miei più grandi dispiaceri, un po’ come non aver mai segnato a Napoli.”
Un percorso fatto di determinazione, carattere e sacrificio, che ha reso Pavoletti un punto di riferimento per il Cagliari e uno dei migliori specialisti del colpo di testa in Serie A.
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