Una storiella Napoletana della metà del 700
Quando la religione diventava foga inquisitoria, i napoletani rispondevano a modo loro.
Verso la meta’ del Settecento, presso la basilica di Santa Maria della Sanità (o popolarmente San Vincenzo alla Sanità), durante lo svolgimento dei riti del Venerdì Santo, un predicatore, parlando dell’agonia di nostro Signore Gesù Cristo, brandendo un crocefisso, con l’aria di un pubblico accusatore, accusava i fedeli di essere stati loro, come peccatori, ad aver forato mani e piedi del Cr isto, che gli avevano inferto il colpo nel costato, che gli avevano calzato in testa la corona di spine e lo avevano flagellato con i loro peccati .
Preso dalla foga della predica, l’oratore, in modo maldestro, avvicino’ il crocifisso ad una candela accesa , al che, uno dei fedeli , alzandosi in piedi, grido’: “Mo abbrusciale pure’a barba e po’ dice ca so’ stat’ije!”
Una storiella Napoletana come ce ne sono a centinaia, ma che mostra tutta l’ironia di un popolo mai domo.
lo sapevi che? Il Colera e re Umberto a Napoli cancellano ogni memoria della trama greca
Calcio Italiano in lutto: addio a Rino Marchesi, leggendaria guida del Como 1907.
Napoli saluta “Nennella”, simbolo della cucina partenopea
Incredibile. Pompei una scritta cambia la data dell’eruzione, avvenne il 24 ottobre
La storia del monte Echia noto come Pizzofalcone e le grotte platamonie
Lavatevi con il sapone… Ma il sapone a Napoli si usa dal 400 . Ecco la storia
Il 25 aprile liberazione, Napoli fu abbandonata al proprio destino
Cento anni fa lo Zeppelin bombardò Napoli