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Napoli, Savoldi: “Arrivai anche grazie agli abbonati. Ho visto giocatori forti tremare dopo essere entrati al San Paolo”

Napoli, no alle tessere per il campionato Savoldi: «Con me fu record al San Paolo». Savoldi arrivò a Napoli per 2 miliardi, il primo giorno ai botteghini furono raccolti 300 milioni.

NAPOLI – La SSC Napoli ha deciso di non fare la campagna abbonamenti. La disputa sul San Paolo dura ormai da 14 anni, e la gente è stanca. Mentre De Laurentiis progetta un nuovo stadio ogni anno, i tifosi del Napoli si sono allontanati dall’impianto di fuorigrotta. Il tempio che faceva tremare tutti, oggi riesce a fare il tutto esaurito solo pochissime volte. Il tifoso Napoletano preferisce lo stadio virtuale  tanto amato da De Laurentiis. Sull’argomento è intervenuto Beppe Savoldi, che  al Mattino ha raccontato alcuni aneddoti e retroscena sulla sua venuta a Napoli:

Ha saputo Savoldi, il Napoli non farà campagna abbonamenti… .

«Mi dispiace per i tifosi, anche perché in un certo qual modo sono legato alla campagna abbonamenti».

Proprio così. Beppe Savoldi nel luglio del 1975 passò dal Bologna al Napoli per un miliardo e 400 milioni in contanti, più Clerici e la comproprietà di Rampanti. Due miliardi in tutto. Trecento milioni di abbonamenti in un giorno, dopo l’annuncio del colpaccio. Con lei si raggiunse il record: furono 70.405, primato che non fu battuto neanche da Maradona.





«Mi fa piacere, vuol dire che qualcosa ho fatto o dato al Napoli. Se non in termini di grandi traguardi quantomeno questo è un risultato e sono contento che ci sia ancora affetto nei miei confronti, allora come adesso».

Portò allo stadio 70mila abbonati, che effetto faceva salire le scalette del San Paolo?

«Allora noi facevamo riscaldamento nelle palestre sotto il campo di gioco. Salire quei gradini significava buttarsi in pasto agli spettatori. Ci voleva altro carattere. Sa quanti giocatori forti ho visto tremare dopo essere entrati al San Paolo piuttosto che a San Siro? Quella era la differenza. Non dovevi essere solo bravo tecnicamente, ma anche di testa».

Era un San Paolo più bello?

«Si, decisamente. Sarà perché vi ho giocato io ma senza la copertura era un altra cosa. Sono affezionato agli stadi dove le curve e i distinti erano scoperti, senza protezioni o altro. È il mio calcio, non ci posso fare nulla».

 Le piace il Napoli di Ancelotti?

«Lo trovo ancora incompleto. Per competere ci vuole qualcos’altro. Se capita qualcosa a Mertens chi segna lì davanti?».

Non ha fiducia in Milik?

«È un ottimo giocatore ma il Napoli ha una sua fisionomia. Ancelotti sta cambiando modulo ma i numeri sono sempre aleatori, è l’interpretazione che ne danno i giocatori che fa la differenza».

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