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CdS: Insigne leader dentro e fuori dal campo. San Paolo è innamorato di lui.

Insigne leader dentro e fuori dal campo. Non si ferma mai, è a soli due gol dal suo primato stagionale: ormai il San Paolo è innamorato di lui.

di: Antonio Giordano CdS

Insigne leader dentro e fuori dal campo

C’è voluto un bel po’ – tre mesi (circa) – per prendersi il San Paolo: e poi, tutto in una volta, Lorenzo Insigne è uscito dalla nebbia delle statistiche ed ha cominciato a correre felice intorno al campo, un cuoricino per Jenny ed i suoi figli ed il resto per quella gente convinta con freddezza e con maturità, blandita correndo come un matto contro il Real Madrid e continuando ancora stavolta, alla ventisettesima consecutiva.

Stakanov è lui, intoccabile come gli altri, ormai più degli altri, l’uomo al quale Sarri ha deciso di non rinunciare mai: gioca ininterrottamente da un girone, l’ultima volta che non la cominciò da titolare fu proprio a Crotone, segna – e tanto – crea occasioni, fa il leader come quando al rientro negli spogliatoi, alla fine del primo tempo, ha detto: «Bisogna continuare così, a far girare il pallone, perché loro difendono bene. E prima o poi il gol arriverà». Detto e fatto.


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Il San Paolo è innamorato di lui.

Lui è Insigne, l’uomo che s’è preso il San Paolo e se lo è caricato sulle spalle, dopo averlo subìto a lungo: è dimenticata quella notte con l’Athletic Bilbao, quando uscì tra le lacrime; e pure l’equivoco di Torino, quello che gli ha cambiato la vita, perché da quel momento tra lui e Sarri, protagonisti di un faccia a faccia duro ma proficuo nello stanzone dell’allenatore, è scoccata la scintilla.

Insigne è quello che sull’aereo di ritorno da Madrid non ha posto alcun limite ai propri desideri: «Io voglio vincere qualcosa ancora con il mio Napoli».

 Ora c’è da battere il record, quello del migliore Insigne in un anno intero: gli manca niente, appena due gol, per eguagliare il personalissimo primato, che risale appena alla stagione scorsa. Servirà qualche guizzo ancora, una finta, una volèe. Ma la crescita è testimoniata dalle statistiche, da questa sua facilità a trovare la porta: siamo ad ottantasei nel corso della sua carriera, quaranta con la maglia azzurra.

Il piccolo principe s’è fatto veramente grande.


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