Calcio Napoli

Bianchi svela il Maradona ‘segreto’: “Gira una grossa bugia su Diego”

L'ex allenatore del Napoli parla a Il Messaggero

Ottavio Bianchi e Diego Armando Maradona, simboli del primo scudetto del Napoli. L’ex allenatore ha svelato alcuni particolari sul Pibe de oro. Il 25 novembre sarà trascorso un anno dalla morte di Diego Armando Maradona, deceduto a soli 60 anni. Una perdita incolmabile per il mondo del calcio e non solo. Dopo un anno affiorano ancora tanti ricordi, tanti aneddoti, di un calciatore ed un uomo che hanno scritto la storia del calcio.

Ottavio bianchi parla di Diego Armando Maradona e svela un particolare, che in qualche modo mette fine ad una bugia che troppo spesso gira intorno alla figura del Pibe de Oro. Negli anni si è sempre detto che Maradona non voleva allenarsi, che si vedeva poco sul terreno di gioco durante la settimana. Una diceria che viene completamente smentita direttamente dall’ex allenatore del Napoli, che cambia radicalmente il pensiero comune su Maradona.

Ottavio Bianchi ai tempi di Napoli.

Bianchi e gli allenamenti di Maradona

Gli dicevo: Diego adesso basta allenamento, vatti a fare la doccia, siamo qui da due ore. E lui niente. Dicevano che Diego si allenasse poco e male: frottole. Semmai il contrario. Non voleva uscire mai dal campo, si divertiva troppo. E pur di non tornare negli spogliatoi, si metteva in porta a parare. Anche se pioveva a dirotto e c’era tutto fango, anzi meglio, si tuffava con più gioia: me lo voglio ricordare così, allegro, che si rotola nelle pozzanghere mentre è quasi buio, e ride felice col sua palla, almeno lì lontano dalle pressioni mostruose che aveva. Il mio povero Diego” dice Bianchi durante una intervista a Il Messaggero.

Poi l’ex allenatore aggiunge: “Avevo un bel rapporto col suo preparatore Signorini, con lui provai a parlare a Diego, erano colloqui serrati, tentavo di dissuaderlo, di dirgli che se avesse percorso quella strada poi avrebbe avuto tanti problemi nella vita… Finché un giorno, senza guardarmi negli occhi e mangiandosi le unghie, mi disse a bassa voce: mister, lei ha ragione, ma io non posso che vivere così, devo avere sempre il piede sull’acceleratore. Mi sentii enormemente solo e sfiduciato, capii che non contavo più niente e sarei dovuto rimanere al Napoli ad assistere allo scempio, così decisi di andarmene. Da Napoli e da Diego“.

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