L’incredibile storia della «chiesa delle ricche novizie»

L’incredibile storia della chiesa delle ricche novizie oggi completamente inglobata in un condominio.L’anatema del Vaticano e un terribile sospetto: nei sotterranei del palazzo si celebravano strani riti.

Anche io,che qualcosa avevo letto di quegli orrori nelle leggende napoletane del Dal bono e altrove, provavo l’impressione di calcare un suolo maledetto, quandola prima volta percorsi quel vecchio vicolo ed entrai nell’ammodernata chiesa» (BenedettoCroce).

La chiesa delle ricche novizie

Oggi è un edificio diroccato e tetro, con una facciata scarna di decorazioni e le finestre spalancate nel buio come orbite cieche. Il porticato del vecchio chiostro è occupato da una fabbrica di specchi; passandoci davanti si può solo intuire lo splendore dell’architettura angioina e delle successive rivisitazioni barocche.

Il portale di via Sant’Arcangelo di Baiano, alle spalle del corso Umberto, nasconde qualcosa di più del ricordo di un monumento maestoso. Nasconde la memoria di uno scandalo senza precedenti che appassionò e sconvolse la Napoli di fine Cinquecento, provocando la chiusura di un monastero occupato in quegli anni dalle monache benedettine. Monache alquanto allegre, stando alle cronache di quegli anni riprese, successivamente, da autori come Stendhal, Dal bono e Benedetto Croce.

Le scandalose monache

Nel 1577 il convento – famoso per aver ospitato anche la Fiammetta di Boccaccio, al secolo Maria d’Aquino, figlia di re Roberto d’Angiò -era occupato da un gruppo di novizie appartenenti alle famiglie della più antica nobiltà napoletana: Caracciolo, Frezza, Arcamone, Sanfelice. Per sfuggire alla noia della vita monacale le aristocratiche novizie, costrette dalle famiglie a prendere i voti, intrecciarono relazioni assai peccaminose con alcuni nobili del luogo. Sangue blu e scandalosi amplessi, ma anche rivalità e vendette.

Difficile che la gente del luogo non lo venisse a sapere. Dapprima furono sussurri, bisbiglii e mezze frasi. Poi le voci divennero sempre più insistenti. Succedeva qualcosa, tra le segrete mura di quel convento, qualcosa di veramente scandaloso. In realtà in quel luogo oggi abbandonato si consumarono anche alcuni omicidi, trai quali  quelli di Pier Antonio Terracina e Giacomo Crispo, colpevoli di aver sedotto le novizie Agata Arcamone, Giulia Caracciolo e Livia Pignatelli, mentre almeno due monache, accusate di blasfemia, sodomia ed eresia,morirono avvelenate insieme alla badessa. L’indagine interna fu affidata a un sacerdote dell’ordine dei chierici teatini, Andrea Avellino, che sarebbe diventato santo un paio di secoli più tardi.

Il religioso, chiamato a indagare sulle voci sempre più insistenti di orge monastiche, concluse la sua istruttoria raccomandando all’arcivescovo la soppressione del convento, diventato – voce di popolo, voce di Dio – un luogo di perdizione. Così, nel 1577, il monastero annesso alla chiesa fu soppresso – le religiose trasferite altrove, soprattutto a San Gregorio Armeno – e l’intero monastero fu «interdetto» e abbandonato allo stato laicale.

Quel che è certo è che il monastero di Sant’Arcangelo a Baiano fu edificato su un preesistente luogo di culto già dedicato a San Michele Arcangelo, a sua volta eretto sui resti di un precedente sacello pagano. Un altro meraviglioso esempio di quella stratificazione urbanistica, architettonica e religiosa che fa di Napoli una città «a strati», e per questo unica al mondo. La dedica a Baiano risale invece al vecchio nome della zona dovuto alla presenza di una colonia di cittadini di Baia.

Il Fantasma

Ora la leggenda vuole che tra i resti del monastero si aggiri il fantasma di Chiara Frezza, una delle suore più giovani tra quelle coinvolte nello scandalo, costretta a bere la cicuta dall’arcivescovo di Napoli per espiare la colpa di aver sognato la liberà e l’amore, dopo essere stata costretta dai genitori a prendere i voti. In un libello pubblicato in Francia nel 1829, e attribuito nientemeno che a Stendhal, furono rivelate, seppure in forma romanzata,le imprese assai peccaminose e le nefandezze delle religiose napoletane. Il volumetto,tradotto in Italiano, fu ristampato a Napoli nel 1860.

Anche Benedetto Croce fu colpito da questi racconti e dalle accuse di «condotta immorale» mosse alle monache di Forcella. Così volle conservare la memoria di quei misfatti: «Di orrenda memoria, ma per diversa ragione, non perché infestato di spiriti ma perché bruttato da fatti di libidine e di sangue e di sacrilegio, era il vicolo di Sant’Arcangelo di Baiano, dove si vedeva ancora la chiesa superstite dell’antico monastero di monache benedettine, abolito nel 1577».

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