Corriere dello Sport: “È il 4-3-3 la formula scudetto”
Da un imprevisto è (ri)nata un’opportunità: il ritorno al 4-3-3. Il Napoli del presente e, soprattutto, del futuro prossimo. Antonio Conte, per la sfida contro il Milan, aveva preparato un 4-4-2 con McTominay a sinistra – lo ha ammesso lui stesso – ma un attacco influenzale dell’ultima ora ha cambiato tutto. Così, dalla necessità è venuta fuori la conferma di un’identità: quella del tridente, lo schema che ha accompagnato la grande risalita azzurra a cavallo tra andata e ritorno, da San Siro (contro l’Inter) fino all’ultima apparizione di Neres con l’Udinese.
Come evidenzia Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport, si tratta di 14 partite con uno score notevole: 10 vittorie, 3 pareggi e una sola sconfitta, per una media punti di 2,36 a gara. Il Napoli in quel periodo ha segnato 24 gol (media 1,7) e ne ha subiti appena 9 (0,6 di media): il miglior Napoli della stagione. La fascia destra, con Di Lorenzo e Politano, va a memoria. A sinistra invece è stata costruita da Conte con pazienza: Neres e Olivera, domenica, hanno dimostrato quanto quell’intesa sia ormai matura, nonostante le condizioni non ottimali. Neres tornava dopo 49 giorni di stop, Olivera dopo un tour de force con l’Uruguay in altura boliviana, Politano e Di Lorenzo erano reduci dalla Nations League. Eppure, proprio contro il Milan, si è rivista la miglior versione di un Napoli intenso, generoso, tatticamente fluido. Nel nome del 4-3-3.
Il finale di stagione sarà tutto dentro quel sistema. Otto partite, un solo obiettivo. Si comincia lunedì a Bologna, senza Conte in panchina per squalifica, poi Empoli, Monza, Torino, Lecce, Genoa, Parma e Cagliari. E poi, ovviamente, un occhio anche sull’Inter, impegnata su tre fronti.
Come sottolinea ancora Mandarini sul Corriere dello Sport, il tridente sarà la chiave della volata. Le scelte sembrano fatte, almeno in attacco. A centrocampo, invece, resta qualche dubbio. La crescita di Gilmour, autore dell’assist per Lukaku contro il Milan, lo ha rilanciato nelle gerarchie. Quando McTominay rientrerà, una maglia sarà sua. Con Lobotka regista inamovibile, l’altra se la contenderanno proprio Gilmour e Anguissa, titolare contro il Milan dopo un periodo di stop. Ma l’abbondanza, si sa, è un lusso. E Conte, dopo mesi di emergenze, non vedeva l’ora.
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