Gazzetta dello Sport: “Canta Napoli”
Quando l’ultimo cross di Tete Morente si perde nel cielo del Via del Mare, al sesto minuto di recupero, i tifosi del Napoli tirano finalmente il fiato. L’euforia prende il posto del patema d’animo che aveva avvolto l’intera ripresa. L’Inter giocherà poco dopo, ma in quel momento è solo una sagoma all’orizzonte: il Napoli ha fatto il suo, ancora una volta, secondo quel copione fatto di concretezza e sacrificio che ha segnato il cammino di Conte.
Come ricorda la Gazzetta dello Sport, è l’ennesimo 1-0 costruito con fatica e precisione: come all’andata contro il Lecce, come con l’Empoli, il Monza, il Venezia. Il tricolore resta un miraggio concreto, a portata di mano, ma ancora sudato. Perché il Napoli di Conte non vince per ispirazione o poesia, ma per intensità e rigore tattico. Il colpo di Jack e la rete che basta
Raspadori è ancora l’uomo del destino. Una punizione chirurgica al 23’ che buca la barriera e sorprende Falcone. Una rete da aggiungere alla lista dei potenziali “gol-scudetto”, che diventano ormai una firma ricorrente nel finale di stagione azzurra. Ma è anche l’unico acuto in una partita complicata: perché se la leggerezza del bel gioco è rimandata a tempi più sereni, oggi contano solo i risultati.
E il Napoli sa come costruirli: diciassettesima partita senza subire gol. Con questi numeri, ne basta uno all’attivo. «Per la bellezza ci sarà tempo, semmai arriveranno i festeggiamenti», si legge tra le righe del racconto della Gazzetta, che tratteggia un Napoli pragmatico, concentrato, consapevole. Il caldo, la rabbia, l’interruzione
Un pomeriggio teso, quello salentino. Non solo per il caldo opprimente, ma per il contesto emotivo: il ricordo del fisioterapista Graziano Fiorita, la rabbia verso la Lega per la gestione della precedente sfida di Bergamo, i bengala e i petardi che provocano una sospensione di cinque minuti. Il Napoli, che aveva già segnato con Politano e Lukaku dopo appena due minuti, si vede annullare il vantaggio per fuorigioco millimetrico. Conte cambia pelle, il Lecce reagisce
Come in molte altre occasioni, Conte adatta il suo Napoli. In fase di non possesso si sistema con un 4-3-3, con Olivera schierato da centrale al fianco di Rrahmani. In possesso, però, è un 4-1-3-2 liquido, dove Spinazzola resta largo, Politano e Di Lorenzo si alternano sulla fascia e McTominay gioca avanzato vicino a Lukaku. Il Napoli attacca con sette uomini, ma il Lecce regge. Gallo contiene Politano, Baschirotto e Gaspar si impongono sulle punte, Pierotti rincorre e oscura Spinazzola.
Il gol arriva comunque, frutto di una combinazione stretta tra Lukaku e Raspadori, e della punizione seguente. Ma il Lecce non molla: Gaspar colpisce la traversa su corner, poi nella ripresa l’ingresso di Morente ed Helgason cambia il ritmo. Lobotka esce per infortunio, Gilmour entra in una situazione già complicata. Il Napoli si abbassa, Lukaku non tiene più palla, e Conte tarda i cambi.
Il Lecce alza il baricentro, ma gli attacchi si infrangono sulle corsie: cross da Morente e Pierotti, ma nessuno sfonda. La miglior difesa del campionato respinge tutto. La squadra di Giampaolo, ancora una volta, non segna: un problema serio per la salvezza. Il tempo scorre, la pressione sale
E così, quando a San Siro l’Inter inizia la sua partita, il Napoli ha già messo il suo mattone. Alla fine del turno, apparentemente, nulla cambia. Ma un’altra giornata è passata, e la sabbia della clessidra si assottiglia. Il finale è sempre più vicino, e il margine resiste: +3, ancora.
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