Napoli, l’ora delle domande: mercato, infortuni e responsabilità
La voce è quella di Cristian Stellini, subito dopo una vittoria che non cancella i misteri del Napoli. Ma il pensiero è chiaramente condiviso con Antonio Conte. «Occorrono nuovi acquisti», dice il vice allenatore, e il messaggio rimbalza forte in una stagione segnata da infortuni a raffica. Come scrive Antonio Corbo su Repubblica Napoli, l’ennesimo stop di Rrahmani e Politano ha riempito ulteriormente un’infermeria già affollata come un ospedale da campo.
Le assenze si moltiplicano e aumentano i dubbi. Non è chiaro perché Elmas sia uscito portato via a braccia, né cosa abbia realmente fermato Neres nel momento migliore della sua stagione. In questo scenario, è inevitabile chiedersi come Aurelio De Laurentiis abbia accolto l’uscita pubblica di Stellini, ufficialmente il “secondo” di Conte ma portavoce di un malessere più profondo. Osservando i primi risultati delle campagne acquisti – 14 e 9 innesti nel biennio – il dubbio, sottolinea ancora Antonio Corbo sulle colonne di Repubblica Napoli, non può che essere arrivato fino alla presidenza.
Il Napoli conta 28 tesserati con ingaggi mediamente alti, una rosa che sulla carta dovrebbe essere sufficientemente ampia. Il problema è che molti sono fuori uso. Ai lungodegenti De Bruyne, Lukaku, Gilmour e Meret si sono aggiunti Neres, Rrahmani, Elmas e Politano. Non è solo una questione di restrizioni federali sui bilanci: serve anche coraggio per accettare certi rischi. Il Napoli, eccezion fatta per Hojlund, ha avuto poca fortuna nelle scelte e forse ancora meno nella preparazione, diventando la capolista della classifica infortuni, come evidenzia Repubblica Napoli nell’analisi firmata da Antonio Corbo.
Da qui nasce la domanda chiave: è davvero sicuro, questa volta, di comprare bene e allenare meglio? Che i tifosi credano nei prodigi di un mercato arido è parte della magia del calcio. Che circolino “corrieri di sogni” è comprensibile. Meno comprensibile, invece, è l’assenza di una riflessione preventiva sui conti di una società virtuosa ma strutturalmente limitata. L’Inter incassa circa 200 milioni in più all’anno, il Napoli senza uno stadio di proprietà fatica ad alzare il fatturato e intanto perde pezzi sul campo. È l’ora delle responsabilità, sottolinea ancora Antonio Corbo su Repubblica Napoli.
Responsabilità che impongono almeno dieci domande, subito o al termine del mercato, anche alla luce delle prossime quattro sfide decisive: Copenaghen, Juventus, Chelsea e Fiorentina. Perché tanti infortuni, spesso in recidiva? C’è qualcosa che non funziona negli allenamenti o nella prevenzione? Qual è il rapporto tra staff tecnico e sanitario? Quanto pesa l’età media della squadra? Gli acquisti chi li ha scelti davvero? Conte, Manna o il presidente? Lucca, Lang e Neres sono stati errori di mercato o di gestione? Se brilla Juan Jesus a 34 anni, sono stati spesi bene i soldi per Buongiorno e Beukema? Perché a saldo zero non arriva nessuno? Manna può ancora pescare un jolly? E soprattutto: è stato spiegato ai tesserati che senza Champions il futuro rischia di essere compromesso?
L’ultima domanda riguarda direttamente De Laurentiis: ha in mente un indebitamento sostenibile per il Napoli del centenario, una rifondazione liberando chi ha sbagliato, o attenderà offerte prima di proiettare sul suo grande schermo la parola fine?
