Gazzetta dello Sport: “Lukaku al bivio: tra panchina e riscatto, Romelu cerca il finale da re”
Romelu Lukaku è davanti a un crocevia decisivo, per sé e per il Napoli. Come racconta Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport, l’attaccante belga vive una stagione sospesa tra leadership riconosciuta nello spogliatoio e un minutaggio che racconta una realtà ben diversa.
Nel suo approfondimento sulla Gazzetta dello Sport, Vincenzo D’Angelo ricorda come la scorsa stagione avesse rilanciato Big Rom in azzurro, sotto la guida di Conte. Poi il grave infortunio nell’ultima amichevole estiva a Castel di Sangro ha cambiato tutto. Oggi i numeri parlano chiaro: appena 41 minuti complessivi in campo tra tutte le competizioni, un’occasione mancata contro la Juventus a Torino nel giorno del debutto stagionale e il rigore fallito contro il Como che è costato l’eliminazione dalla Coppa Italia.
Secondo Vincenzo D’Angelo della Gazzetta dello Sport, il futuro di Lukaku è un rebus da sciogliere settimana dopo settimana. Il Napoli ha bisogno del vero Romelu, quel centravanti capace di trascinare i compagni con la sua fisicità e la sua intelligenza tattica. E Lukaku ha bisogno del Napoli per rilanciarsi, anche in chiave Belgio, con l’obiettivo di arrivare al Mondiale in condizioni ideali per lasciare ancora il segno.
Il problema, oggi, è lo spazio. Come sottolinea Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport, davanti c’è un Hojlund imprescindibile, punto fermo dell’attacco. Il danese è tra i primi sostenitori di Lukaku e l’idea di vederli insieme non è da scartare, ma la condizione fisica del belga non è ancora al top. Conte lo sta gestendo con prudenza, limitandone l’impiego.
Il contratto fino al 2027 e un ingaggio da 6 milioni netti più bonus – il più alto della rosa – aggiungono peso alle riflessioni estive. L’Arabia Saudita continua a corteggiarlo, mentre il sogno dichiarato resta chiudere la carriera all’Anderlecht. Ma, evidenzia ancora Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport, Lukaku non si sente affatto pronto alla pensione: a Castel Volturno lavora in silenzio, seguendo il mantra di Conte, «testa bassa e pedalare».
Tre immagini sintetizzano la sua stagione: a terra a Castel di Sangro dopo l’infortunio; a Riad, leader morale più che uomo campo; le mani tra i capelli dopo il rigore fallito in Coppa Italia. Il linguaggio del corpo, scrive Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport, racconta la frustrazione di un leone in gabbia, desideroso di tornare protagonista.
Lukaku cerca uno scatto, un momento capace di cambiare la narrazione. Come la progressione devastante contro il Cagliari nell’ultima notte scudetto, come quell’esultanza rabbiosa che chiuse il cerchio in Italia. Ora deve sfruttare ogni minuto concesso, incidere anche da subentrato, ritrovare ritmo e fiducia.
Per aiutare il Napoli nella missione Champions. Per ricordare chi è Romelu Lukaku. E perché, come conclude Vincenzo D’Angelo sulla Gazzetta dello Sport, un centravanti con le sue caratteristiche resta unico nel panorama europeo. Il finale è ancora da scrivere: Romelu vuole che sia un finale da re.
