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FATE PRESTO! il titolo utilizzato per la sconfitta del Napoli indigna il web: la reazione de il Mattino

FATE PRESTO il titolo de il Mattino sul terremoto del 1980, utilizzato per la sconfitta del Napoli contro l’Atalanta. Il web si indigna.

FATE PRESTO non è un titolo qualsiasi ma  è il grido d’aiuto lanciato da Napoli al mondo durante il terremoto del 1980. Fate presto, diventa un’opera d’arte grazie al genio di Andy Warhol con la collaborazione dell’amico Lucio Amelio.

Amelio raggiunge la Factory, lo studio newyorkese di Andy Warhol, portando con sé le copie di molti giornali che hanno divulgato la voce della catastrofe del 23 novembre 1980.  Il suo obiettivo è quello di realizzare una collezione di opere d’arte in memoria della tragedia napoletana e chiede subito al collega di parteciparvi.
Così Warhorl scruta tra quelle stampe in bianco e nero, tra le esclamazioni in grassetto e i mille insoliti tentativi di enfatizzare l’accaduto; individua l’espressione  “Fate presto” sulla prima pagina de “Il Mattino” adoperata dal giornalista Roberto Ciuni.
L’artista americano realizza un gigantesco trittico che mostra la prima pagina de “Il Mattino” anche in versione bianco su bianco e nero su nero, per dar maggior rilievo alla brutalità dell’evento.

In questi giorni dopo la sconfitta del Napoli a Bergamo contro l’Atalanta, un portale ha utilizzato lo stesso titolo scatenando l’indignazione del web.

FATE PRESTO

FATE PRESTO! LA REAZIONE DE IL MATTINO

Il direttore del il Mattino ha risposto ad un lettore che si dichiarava indignato per l’uso improprio del titolo:

Da quando ho l’onore di dirigere Il Mattino in più occasioni mi è stato chiesto di riproporre il titolo «FATE PRESTO». Non ultimo, pochi giorni fa in occasione dell’attuale crisi di governo in piena pandemia.

Mi sono sempre opposto per due motivi. Entrambi hanno a che fare con il rispetto. In primo luogo per rispetto dell’originalità di quella prima pagina, diventata un’opera d’arte, e dell’intuizione di chi l’ha ideata, il direttore Roberto Ciuni e della sua stretta squadra di collaboratori della quale faceva parte anche il nostro Pietro Gargano. Copiare (anche se ormai i siti internet si abbeverano del lavoro degli altri) per un giornalista che vive di novità mi sembra un ossimoro e un segno di debolezza professionale.

Ma soprattutto, e lo dovrebbe capire anche un redattore di prima nomina nel giornaletto della parrocchia (con tutto l’affetto per le parrocchie), per rispetto dei 2914 morti, 8448 feriti, 280mila sfollati del terremoto dell’Irpinia. Quel titolo voleva sollecitare i soccorsi in drammatico ritardo per «salvare chi è ancora vivo e aiutare chi non ha più nulla». Accostarlo alle sorti dell’allenatore del Napoli è, sapete che mi piace parlar chiaro, da ignoranti. Un peccato capitale per chi fa il giornalista”.

VOGLIA DI PUBBLICITÀ O ERRORE?

Scrive Repubblica: “C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé.” Oscar Wilde lo fece dire a Dorian Gray e della frase si appropriò poi nella sua smania di presenzialismo anche Benito Mussolini, sintetizzandola in un concetto di più elementare comprensione per i suoi fanatici adepti. “Nel bene o nel male, purché se ne parli”. Ma la voglia matta di farsi un pizzico di pubblicità può giocare dei brutti scherzi, soprattutto se l’esibizionismo è finalizzato in maniera palese e niente affatto recondita ad “acchiappare” qualche clic in più sul web“.

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