Gazzetta dello Sport: “Addio a Rino Marchesi, il signore del calcio che allenò Maradona e Platini”
Si è spento a 88 anni Rino Marchesi. A raccontarne la figura è Germano Bovolenta sulla Gazzetta dello Sport, che ricorda un uomo elegante, colto e ironico, capace di attraversare da protagonista decenni di calcio italiano tra campo e panchina. Marchesi si è spento a Sesto Fiorentino, lasciando un’eredità tecnica e umana che va oltre i risultati.
Nel ricordo firmato da Germano Bovolenta sulla Gazzetta dello Sport, emerge il ritratto di un “milanesun” orgoglioso delle proprie radici, cresciuto tra periferia e sacrificio. Mezzala elegante, visione di gioco e corsa, Marchesi debutta in Serie A con l’Atalanta nel 1957 quasi per caso, complice l’influenza asiatica che falcidiò la squadra. A San Siro contro il Milan di Schiaffino, con la febbre a 38, ricevette proprio dall’idolo uruguaiano un complimento che gli restò addosso: «Tu vedi il campo».
Come sottolinea Germano Bovolenta sulla Gazzetta dello Sport, Marchesi diventa colonna della Fiorentina di Hidegkuti, vincendo Coppa Italia e soprattutto la storica Coppa delle Coppe del 1961. Cinque stagioni alla Lazio, poi il passaggio in panchina: Montevarchi, Mantova, Ternana, Avellino. Uomo sereno, gestore di spogliatoi, tanto da conquistare la stima di Italo Allodi, che lo volle al Supercorso di Coverciano.
La carriera da allenatore lo porta ai vertici. Germano Bovolenta, nel suo approfondimento sulla Gazzetta dello Sport, ricorda come Marchesi abbia guidato il Napoli di Maradona e la Juventus di Platini, incrociando due leggende assolute. «I grandi non erano primedonne», diceva. «Era più difficile allenare un mezzo giocatore». E ancora: «Diego mi disse: mister, sono a sua disposizione».
Dopo l’esperienza bianconera, Marchesi prosegue tra Como, Udinese, Venezia, Spal e Lecce, chiudendo la carriera nel 1994. Poi il ritorno alla musica, la passione mai abbandonata. Come racconta Germano Bovolenta sulla Gazzetta dello Sport, riprese a studiare pianoforte da zero, tornando a suonare Mozart e Beethoven con la stessa dedizione messa nel calcio.
Rino Marchesi è stato giocatore raffinato, tecnico preparato, uomo di cultura. Un vero signore del calcio italiano.
