Campi Flegrei: rivelati i segreti sotterranei grazie a un innovativo studio scientifico.
Un innovativo studio internazionale ha svelato per la prima volta un’immagine geofisica tridimensionale completa della camera magmatica dei Campi Flegrei, spingendo l’analisi fino a circa 50 km di profondità. Questa scoperta offre nuove prospettive sulla comprensione del supervulcano, noto per la sua vasta storia eruttiva e le attività vulcaniche.
Nuove ricerche sui Campi Flegrei: approfondimenti importanti
La ricerca, intitolata “Magma storage depths and crustal-upper mantle structure of Campi Flegrei caldera (Southern Italy) unveiled Through receiver functions analysis“, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature. Questo progetto è frutto della collaborazione tra l’Instituto Volcanològico de Canarias (INVOLCAN), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Universidad Complutense de Madrid e l’Université de Genève.
Il team di ricerca ha creato, per la prima volta, una mappa dettagliata delle strutture sottostanti del supervulcano. Grazie all’analisi dei sismogrammi di terremoti lontani, gli scienziati sono stati in grado di ricostruire l’alimentazione magmatica profonda, fornendo un quadro molto più dettagliato rispetto agli studi precedenti, che avevano prevalentemente esaminato la parte superficiale del sistema.
Per ottenere questi risultati, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica avanzata chiamata “funzioni ricevitore”, attraverso la quale hanno analizzato le onde sismiche riflesse e convertite all’interno della Terra. Questa analisi ha riguardato oltre 5000 eventi sismici, consentendo una comprensione più profonda delle discontinuità geologiche nel sottosuolo.
Rivelazioni sul magmatismo dei Campi Flegrei
Una delle scoperte più significative riguarda un’area situata a profondità comprese tra 16 e 20 km, caratterizzata da “velocità molto basse delle onde sismiche.” Questo fenomeno suggerisce una variazione nello stato della materia: il 30% delle rocce in quella zona è allo stato fuso, indicando la presenza di magmi primordiali. Questi magmi, durante il loro viaggio verso la superficie, si evolvono grazie al raffreddamento, raggiungendo composizioni ricche di silicio, essenziali per la dinamica del vulcano.
In aggiunta, tra gli 8 e i 10 km di profondità, lo studio ha identificato ulteriori caratteristiche sismiche, suggerendo la presenza di quantità minori di magma. Queste osservazioni sono in continuità con studi precedenti e indicano un sistema magmatico complesso che richiede ulteriori indagini.
Questi risultati non solo migliorano la comprensione dell’evoluzione recente del sistema, ma offrono anche spunti preziosi sui processi che regolano l’attività vulcanica della regione. Secondo Lucia Pappalardo, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, le prossime ricerche si concentreranno sulla connessione tra le diverse parti del sistema magmatico e su come il magma si trasferisce dalle profondità della Terra fino alla superficie, utilizzando approcci multidisciplinari.
Lo studio rappresenta un’importante pietra miliare nella ricerca vulcanologica. Grazie alla combinazione di metodologie moderne e alla cooperazione tra istituzioni internazionali, è ora possibile ottenere una visione più chiara e dettagliata del comportamento di un supervulcano così complesso. Le informazioni qui raccolte possono rivelarsi cruciali non solo per la comunità scientifica, ma anche per le popolazioni che vivono nelle vicinanze del vulcano, affinché possano essere preparate ad eventuali eventi futuri.
Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare fonti ufficiali come il sito dell’INGV e della rivista Nature, dove sono pubblicati dettagli e aggiornamenti sulla ricerca vulcanologica condotta nei Campi Flegrei e in altre aree sismicamente attive.
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