Morte di Domenico: sospesi i medici per falsificazioni nella cartella clinica.
Interdizione dalla Professione Medica per i Medici Coinvolti nel Trapianto Fallito
Il gip di Napoli, Mariano Sorrentino, ha preso una decisione drastica: ha disposto l’interdizione dalla professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni. Questa misura è stata adottata a seguito del trapianto di cuore che, sfortunatamente, si è rivelato fallimentare per il piccolo Domenico Caliendo, deceduto il 21 febbraio presso l’ospedale Monaldi di Napoli. Le sospensioni sono state stabilite per un anno per Oppido e per sette mesi per Bergonzoni, con l’accusa di falso materiale e ideologico in relazione alla compilazione della cartella clinica del bambino.
Le azioni intraprese arrivano dopo le richieste avanzate dalla Procura, in particolare dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, i quali hanno diretto le indagini dei Nas, guidati dal comandante Alessandro Cisternino.
Accuse di Falsificazione e Omicidio Colposo
Secondo le indagini condotte dai carabinieri del Nas e dalla Procura di Napoli, i due medici avrebbero falsificato i dati nella cartella clinica, attestando di aver effettuato le operazioni di cannulazione e di circolazione extracorporea solo dopo l’arrivo dell’équipe medica proveniente da Bolzano. Tuttavia, i riscontri emersi indicano che tali operazioni erano già state avviate prima che l’équipe arrivasse a Napoli.
Tra le prove raccolte ci sono anche due video che mostrano il cuore di Domenico immediatamente dopo l’espianto, ancora pulsante, in un lasso di tempo compreso tra le 14.26 e le 14.27. Le testimonianze raccolte indicano che il clampaggio dell’aorta, il primo passo dell’espianto, sarebbe avvenuto alle 14.18, prima che il cuore fosse stato visto dall’équipe del Monaldi. Durante un interrogatorio, il pm Tittaferrante ha chiesto a Bergonzoni se i medici coinvolti fossero già nella sala operatoria quando l’intervento era iniziato. La cardiochirurga ha confermato che non erano presenti quando l’attività chirurgica aveva avuto inizio.
La posizione di Oppido e Bergonzoni si erge contro le accuse, sostenendo la loro innocenza. I medici, rappresentati dai rispettivi legali, hanno avuto modo di esporre la loro versione dei fatti in due interrogatori preventivi, il 31 marzo e il 21 maggio. Secondo la loro narrativa, il clampaggio sarebbe iniziato solo dopo un rapido consulto con la dottoressa Gabriella Farina, membro dell’équipe da Bolzano.
Erori nella Conservazione del Cuore
Un altro aspetto rilevante dell’inchiesta riguarda le modalità di conservazione dell’organo destinato al trapianto. Secondo le osservazioni degli inquirenti, il cuore sarebbe stato trasportato a Napoli utilizzando ghiaccio secco nel contenitore frigorifero, una pratica considerata non adeguata per la conservazione. In alcuni scambi di messaggi tra Oppido e i colleghi, egli ha cercato di giustificare la situazione, affermando che “la responsabilità non può ricadere su di lui”, ma piuttosto su chi aveva fornito il refrigerante improprio.
A seguito della vicenda, l’incidente probatorio sui due cuori coinvolti – quello malato di Domenico e quello donato – è stato condotto presso il Policlinico di Bari. Gli esami istologici, a cura dei periti indicati dagli indagati e dalla famiglia Caliendo-Mercolino, hanno rivelato segni di necrosi derivanti dalle basse temperature, oltre a danni causati dall’uso prolungato della circolazione extracorporea (Ecmo).
Le relazioni sugli esami, inizialmente previste per settembre, potrebbero essere posticipate di 15-20 giorni, spostandosi a metà ottobre in seguito a una richiesta dei periti coinvolti.
La Reazione dei Familiari di Domenico
L’interdizione dei due medici è stata accolta dai legali della famiglia Caliendo come un primo passo verso la giustizia, un “primo momento di verità” dopo mesi di indagini e accertamenti. La tragedia ha lasciato un segno indelebile nei genitori del piccolo Domenico, i quali ora attendo il risultato delle indagini per fare ulteriore chiarezza su quanto accaduto nel corso del trapianto fallito.
La vicenda pone interrogativi significativi sulla responsabilità professionale all’interno degli ospedali e sulla necessità di garantire la massima trasparenza e affidabilità nel processo di trapianto, settore in cui ogni errore può costare la vita. Fonti ufficiali e comunicati stampa evidenziano l’importanza di una vigilanza continua e rigorosa affinché situazioni del genere non si ripetano in futuro.
Per ulteriori aggiornamenti, consultare le notizie ufficiali rilasciate dalla Procura di Napoli e dal Ministero della Salute.
Non perderti tutte le news su Napoli+
