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Barcellona alle finals. Ma il Napoli la perde… a Genk. Qualcuno dica a Gattuso che esistono gli ultimi 30 metri

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Il Barcellona batte il Napoli e vola ai quarti di Champions. i partenopei salutano la champions, il prossimo anno giocheranno in Europa league.

Il Napoli viene eliminato dalla Champions League da un Messi in stato di grazia. Rispettati, dunque, i pronostici della vigilia: a Lisbona ci va il Barcellona. Volendo fare un passo indietro, i partenopei pagano le scialbe prestazioni del girone di qualificazione. Beninteso, se strappi ben quattro punti alla testa di serie Liverpool, hai il dovere morale di giocare all’arma bianca contro squadre tutto sommato abbordabili come Genk e Salisburgo. Inoltre, se regali 2 punti ai belgi (fanalino di coda di un girone dal coefficiente tecnico imbarazzante) e tieni in debita considerazione la malasorte nei sorteggi, beh, il verdetto è da “corte marziale”. Il Napoli doveva puntare al primo posto senza se e senza ma.

Messi è il Barcellona: è l’argentino a decidere l’eliminazione del Napoli

Non si scherza con Messi. Il campione argentino archivia subito la pratica. Questo il suo score: un gol (inspiegabilmente) annullato, un rigore conquistato e un altro gol da cineteca. Il diez ne dribbla due, poi scivola e si rialza, sembra tarantolato, tocca la palla quel tanto che basta per eludere i marcatori diretti, perde nuovamente l’equilibrio e, dunque, proprio mentre cade, lascia partire un perfetto diagonale che batte Ospina sul secondo palo. Un gol poetico e triste se si considera il vuoto siderale dello stadio. Con i tifosi in gradinata sarebbe crollato Camp Nou.

Il Barcellona teme la partenza del Napoli: qualcuno dica a Gattuso che esistono anche gli ultimi 30 metri di campo

Il Napoli per la verità parte bene. Al pronti via, Mertens approfitta di un’amnesia difensiva dei padroni di casa e centra il palo esterno con un tiro al volo che sembrava destinato all’incrocio. Poi il Barça, pardon, Messi sale in cattedra. E i giochi sono fatti. Non basta il rigore di Insigne a fine primo tempo per riabilitare le ambizioni di una squadra troppo, ma veramente troppo evanescente. Qualcuno dica a Gattuso che nel calcio sono contemplati anche gli ultimi trenta metri di campo. Sono due mesi che il Napoli non riesce ad avere una propria identità offensiva. Sono due mesi che la squadra si esibisce un possesso palla evanescente. Il gol, insomma, è sempre più un miraggio. Ecco perché, secondo il parere di chi scrive, a poco serve criticare l’arbitro Cakir. Il primo gol del Barça era da annulare, ma è vero pure che i padroni di casa, come detto poc’anzi, hanno qualcosa da recriminare nei confronti della terna arbitrale.

Benino Milik, Lozano e Politano anche se non creano pensieri al Barcellona

Il Napoli migliora visibilmente nel secondo tempo. Bene Milik, Lozano e Politano, ma il controllo della metà campo avversaria non può essere sterile. Il possesso palla esasperato è sintomo di un male che dirigenza e area tecnica dovranno necessariamente curare, tra mercato e sessioni di allenamento. La spia è accesa. Fatto salvo un ridimensionamento delle ambizioni (difficile pensare di poter competere, nel lungo periodo,  con il capitale sempre crescente, di Juventus e Inter),  l’anno prossimo il Napoli, dovrà lottare per agguantare uno dei primi quattro posti. Un altro anno senza Champions sarebbe mortifero per la programmazione futura del club.

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