Terra dei Fuochi: il vescovo al Papa, la Chiesa ascolta la reazione della comunità.
Il Grido della Terra e dei Poveri: Le Parole di Monsignor Di Donna
Martedì 23 maggio 2026, nella Cattedrale di Acerra, Monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, ha affrontato la tematica del grave inquinamento della Terra dei Fuochi, esprimendo la sua preoccupazione durante il saluto a Papa Leone XIV. È un momento che segna non solo l’intreccio religioso con la storia di un territorio, ma anche una profonda denuncia sociale ed ecologica.
Nella sua allocuzione, monsignor Di Donna ha evidenziato la reazione delle famiglie locali, spesso colpite da malattie gravi e perdite dolorose. “La gente ha reagito”, ha affermato il vescovo, riferendosi all’attivismo che ha portato alla formazione di decine di comitati e movimenti civili. Tra questi, si distinguono le “madri coraggio”, i medici per l’ambiente e vari cittadini che hanno sostenuto cause nobili a fronte di enormi sacrifici personali, talvolta affrontando critiche per aver “danneggiato l’immagine del territorio”. Un segnale forte di come la popolazione non si è rassegnata, ma ha lottato per la giustizia e per un futuro migliore.
“La Chiesa ha ascoltato il grido della terra e dei poveri,” ha affermato con forza Di Donna, richiamando i principi enunciati nell’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco. Qui, lo sfruttamento ambientale viene visto come un problema interconnesso alla povertà e alla salute. Non si può prescindere dall’analisi di una crisi ecologica senza tenere in considerazione le condizioni sociali e sanitarie delle popolazioni colpite.
Un Impegno Collettivo per la Custodia della Terra
La risposta della Chiesa ai problemi ambientali ha avuto un impatto significativo, attivando le coscienze e portando avanti un discorso di giustizia sociale. “Da quel momento – ha spiegato Di Donna – è iniziato un percorso che ha coinvolto le comunità locali e soprattutto le Chiese delle zone direttamente interessate.” L’insegnamento di “Laudato si’” ha rappresentato una fonte di ispirazione, spingendo le diocesi a unire le forze con i presbiteri e i membri delle proprie comunità.
Per affrontare questa crisi, è essenziale instaurare un dialogo proficuo con le istituzioni. A tal fine, il vescovo di Acerra ha intrapreso un dialogo con le autorità regionali e comunali, coinvolgendo anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e le diocesi italiane che si trovano in prossimità di siti altamente inquinanti. Sottolineando che “in Italia ci sono molte terre dei fuochi”, ha fatto riferimento ai 51 Siti di Interesse Nazionale (SIN) identificati dal Ministero dell’Ambiente, sparsi tra il Nord, Centro e Sud del Paese. Tra questi, alcuni nomi emblematici come Casale Monferrato, Marghera e Taranto sono stati menzionati, a voler mettere in evidenza la gravità della situazione.
La Chiesa non si limita a osservare, ma si fa voce per chi non ha voce, richiamando l’attenzione su una problematica che va oltre il confine della Campania. La questione ambientale è diventata un tema di risonanza nazionale, ed è fondamentale che la popolazione e le istituzioni collaborino per arginare una crisi di proporzioni inquietanti.
Le Prospettive Future e le Sfide da Affrontare
In un mondo in cui i problemi ambientali si fanno sempre più pressanti, l’impegno per la giustizia ambientale deve riflettersi anche nelle politiche pubbliche. Monsignor Di Donna ha messo in evidenza come i “veleni” storicamente diretti verso la Campania sembrino ora “viaggiare verso la Puglia”, segnalando un’espansione preoccupante del fenomeno inquinante. Questa osservazione ci invita non solo a riflettere ma anche a intraprendere azioni concrete per mitigare i danni.
Il messaggio del vescovo di Acerra è chiaro: il momento di agire è ora. Le comunità locali, supportate dalla Chiesa, devono continuare a lottare per i propri diritti e per un ambiente salubre. Coinvolgere i cittadini, sensibilizzare l’opinione pubblica e costruire reti di solidarietà sono passi importanti per affrontare la crisi in modo efficace.
È responsabilità di tutti noi, istituzioni comprese, prestare attenzione al “grido della terra e dei poveri” e impegnarci per un futuro sostenibile e giusto. In questo contesto, la Chiesa continuerà a essere un faro di speranza e un motore di cambiamento, sollecitando azioni concrete per la salute del pianeta e delle persone.
Fonti: Ministero dell’Ambiente, “Laudato si’”, CEI
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