Corriere dello Sport: “Si accettano miracoli”

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La frittata arbitrale è stata solo la ciliegina su una torta già amarissima. Le difficoltà del Napoli erano evidenti e, per certi versi, prevedibili. Lo scrive Pasquale Salvione sul Corriere dello Sport, analizzando una serata che a Torino ha definitivamente affossato la squadra di Conte. La decisione della coppia Mariani-Doveri, con il rigore del possibile pareggio negato, ha tolto l’ultima ancora di salvezza a un Napoli arrivato allo Stadium in condizioni disperate.

Il sorriso amaro di Conte dopo la decisione dell’arbitro e del Var è l’immagine che racconta tutto. «Era l’espressione di chi aveva già capito il finale», sottolinea Pasquale Salvione del Corriere dello Sport. D’altronde, gestire un’emergenza che va avanti da mesi è complicatissimo. Dieci assenze pesano come un macigno, soprattutto contro una Juventus così organizzata. Presentarsi senza Neres, Politano, Anguissa, Rrahmani, De Bruyne, Gilmour, Milinkovic, Ambrosino, Mazzocchi e Marianucci significa partire fortemente penalizzati.

A rendere il quadro ancora più cupo c’è la stanchezza. In campo sono andati gli stessi uomini che avevano giocato pochi giorni prima a Copenaghen e che dovranno probabilmente affrontare anche il Chelsea nella decisiva sfida di Champions. «Manca la forza, non c’è energia, non c’è lucidità», osserva Salvione sul Corriere dello Sport. Il Napoli può difendersi con ordine e provare a resistere, ma fa una fatica enorme a creare gioco offensivo. Senza qualità, contro una Juve come quella di Spalletti, diventa quasi impossibile far male.

Non può bastare nemmeno l’ultimo arrivato, Giovane, gettato nella mischia nell’ultima mezz’ora senza aver mai sostenuto un allenamento con la squadra e dopo aver conosciuto Conte e i compagni direttamente nel ritiro di Torino. E non possono essere sempre Lobotka e McTominay a trascinare tutti: i due pilastri del centrocampo hanno giocato insieme l’undicesima partita consecutiva in poco più di un mese. La loro sofferenza contro Thuram e Locatelli era inevitabile, come rimarca ancora Pasquale Salvione sulle colonne del Corriere dello Sport.

Anche Hojlund paga il conto di una stagione senza pause. È rimasto l’unico attaccante disponibile da settimane, con tutte le attenzioni delle difese avversarie addosso. In queste condizioni, per lui come per la squadra, tutto diventa più complicato.

Ma il problema più grande per Conte è un altro: la prospettiva. «La luce in fondo al tunnel non si vede», scrive Salvione del Corriere dello Sport. L’unica notizia positiva è il rientro di Lukaku dopo cinque mesi di assenza, ma all’orizzonte non si intravedono recuperi imminenti. Neres dovrà operarsi, Anguissa non riesce a rientrare, per Politano, Rrahmani, Gilmour e De Bruyne servirà ancora tempo.

Mercoledì contro il Chelsea toccherà ancora una volta agli stessi, senza nemmeno Giovane in panchina perché fuori lista. Una situazione che Conte ha definito «inverosimile», difficile anche solo da immaginare fino a qualche mese fa. Eppure, il messaggio lanciato dopo la sconfitta di Torino è stato chiarissimo: nessuno deve scendere dalla barca, anche se il mare è in tempesta e le onde sono altissime. Con un allenatore così, il verbo mollare non è contemplato. Per rilanciarsi servirà quasi un miracolo, ma Conte ha detto di starci lavorando. E spesso, in carriera, ci è riuscito.

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