Milinkovic-Savic: «A Napoli per vincere. Mi sento un difensore aggiunto»
Vanja Milinkovic-Savic si racconta senza filtri. Intervenuto ai microfoni di DAZN, il portiere del Napoli ha ripercorso il suo percorso personale e professionale, soffermandosi sul calcio italiano, sulle ambizioni in azzurro con Antonio Conte e sulla sua idea moderna del ruolo.
«Se vuoi diventare un portiere di alto livello devi controllare tutto – spiega Milinkovic-Savic a DAZN –. Nel calcio di oggi devi giocare 10-15 metri fuori dall’area, essere sempre dentro la partita e leggere ogni situazione. A volte mi sento quasi un difensore centrale aggiunto». Una visione chiara, che fotografa il profilo di un estremo difensore totale, sempre più coinvolto nella manovra.
Il portiere azzurro racconta anche le sue origini da attaccante, un passato che ancora oggi influenza il suo modo di stare in campo: «Non sono nato solo per parare. Ero uno che voleva segnare, avevo quella cattiveria lì, ero egoista, non passavo mai il pallone. Poi è scattato qualcosa dentro di me: ho scelto di proteggere, come nella vita». Un cambiamento naturale, maturato anche osservando l’evoluzione del calcio: «Oggi l’attaccante corre tantissimo, io ho preferito la porta».
Sempre a DAZN, Milinkovic-Savic sottolinea il peso della famiglia nel suo percorso: «Veniamo da una famiglia di sportivi, abbiamo seguito nostro padre ovunque: Portogallo, Austria. Parliamo 4-5 lingue». E inevitabile il riferimento al fratello Sergej: «Con lui c’è competizione vera. Non lo farei mai segnare: ci ha provato, ma non ci è riuscito».
Sul Napoli e sull’arrivo in una big, il portiere non ha dubbi: «Sì, mi aspettavo una chiamata così perché volevo arrivare a un certo livello. Non mi sono mai accontentato. Qui siamo per vincere, qualsiasi cosa faccio voglio vincere». Parole che certificano l’impatto emotivo con l’ambiente azzurro: «È uno spogliatoio fantastico, pieno di leader, di gente che dà tutto anche se non gioca. Qui ci sono campioni veri», ribadisce Milinkovic-Savic a DAZN.
Infine uno sguardo sul lavoro quotidiano e sugli allenamenti dei portieri: «Oggi si lavora tantissimo su tattica e possesso. Mi sono sempre divertito coi piedi, dribblavo gli attaccanti. Con le mani posso lanciare a 50 metri, coi piedi cerco precisione e potenza». Un passaggio anche su Mihajlovic, che gli diede fiducia sui calci piazzati, e su Conte: «Con lui battere le punizioni la vedo difficile (ride, ndr). Nell’uno contro uno c’è una battaglia mentale. E sul rigore ti senti un re: la pressione è tutta sull’attaccante, non su di me. Io non disturbo, credo nel fair play».
Un ritratto completo, quello tracciato da Milinkovic-Savic ai microfoni di DAZN, di un portiere moderno, ambizioso e perfettamente calato nella mentalità del Napoli di Conte.
