Calvarese e il Var: «Così si rischia la moviola in campo»
Oltre 150 partite dirette in Serie A e uno sguardo sempre attento sulle dinamiche arbitrali. Gianpaolo Calvarese non ha bisogno di presentazioni quando si parla di regolamento e interpretazioni, e non sorprende che abbia osservato con particolare attenzione gli episodi che hanno segnato l’inizio del 2026 calcistico. In un’intervista rilasciata a Il Mattino, l’ex direttore di gara ha espresso forti perplessità sull’attuale utilizzo del Var.
Secondo Calvarese, ciò che oggi funziona meno è la soglia di intervento della tecnologia. «È poco comprensibile e ondivaga», spiega, sottolineando come le ultime On Field Review stiano generando confusione. Un quadro che, come evidenziato da Il Mattino, rischia di avvicinare sempre di più il calcio a una sorta di moviola in campo, snaturando il ruolo dell’arbitro.
Il problema, però, non è solo tecnico. Calvarese individua due motivazioni principali alla base di questa incoerenza. La prima riguarda il processo di selezione e formazione dei Var: arbitri con pochissima esperienza in Serie A vengono spesso “riciclati” davanti al monitor, senza un percorso tecnico specifico adeguato. La seconda, ricorda Il Mattino, è legata a una linea guida dichiarata a inizio stagione: «Meglio una Ofr in più che una in meno». Un principio che, secondo l’ex arbitro, finisce per condizionare inevitabilmente le scelte nelle situazioni borderline.
Sul piano pratico, Calvarese invoca maggiore sensibilità calcistica. Gli arbitri designati come Var dovrebbero avere non solo una preparazione tecnica più solida, ma anche la capacità di leggere il gioco. «Due giocatori che saltano con lo stesso obiettivo vanno trattati alla pari», spiega, citando l’episodio del contatto tra Valentini e Buongiorno. Senza l’interferenza del braccio dell’attaccante, il difensore avrebbe colpito il pallone di testa: per Calvarese non è fallo né da una parte né dall’altra. Un’interpretazione che, come riportato da Il Mattino, chiarisce bene il suo punto di vista.
L’ex fischietto tiene però a difendere la categoria. «Gli arbitri non sono tutti scarsi», precisa, ricordando che vengono selezionati tra migliaia di candidati e affrontano un lungo percorso di crescita. Il vero nodo resta l’insegnamento tecnico dedicato a chi opera al Var, spesso giudicato non congruo rispetto al ruolo ricoperto.
La sensazione diffusa è che oggi siano più i Var ad arbitrare delle terne in campo. Un’impressione che Calvarese comprende, alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane. Ma se utilizzato correttamente, con linee guida chiare e soglie di intervento ben definite, il Var resta per lui uno strumento indispensabile per la credibilità del calcio. «Agli arbitri in campo dico di usare l’istinto», aggiunge.
Infine, una battuta sulla RefCam, una delle novità più discusse. Calvarese confessa che avrebbe pagato per averla ai suoi tempi: mostra le difficoltà di arbitrare con due soli occhi contro decine di telecamere e rende più umani i direttori di gara. «È bello sentire i dialoghi in campo», conclude. Un punto di vista che, come sottolinea Il Mattino, apre una riflessione più ampia sul futuro dell’arbitraggio moderno.
