“Silenziopoli”, ombre sull’inchiesta arbitri: il caso Inter resta sotto osservazione
L’inchiesta sul sistema arbitrale italiano continua a far discutere, anche se nelle ultime settimane il clamore mediatico sembra essersi improvvisamente affievolito. Dopo l’autosospensione di Gianluca Rocchi e Mauro Gervasoni dai rispettivi incarichi e le audizioni condotte dalla Procura, il caso è lentamente uscito dai riflettori, alimentando però nuovi interrogativi attorno a quella che in molti hanno già ribattezzato “Silenziopoli”.
Il fascicolo aperto dagli inquirenti resta particolarmente delicato perché ruota attorno a una presunta interferenza nelle designazioni arbitrali, tema inevitabilmente destinato a richiamare alla memoria alcune delle pagine più controverse della storia recente del calcio italiano. Proprio il silenzio calato attorno all’indagine ha acceso ulteriori discussioni, soprattutto sui social, dove tifosi e osservatori continuano a chiedersi quali possano essere gli sviluppi futuri della vicenda.
Nel corso delle audizioni sarebbero stati ascoltati anche dirigenti legati all’Inter, tra cui Schenone e l’ex dirigente Butti. Il nome del club nerazzurro sarebbe emerso nell’ambito di approfondimenti investigativi relativi ad alcune presunte pressioni sulle designazioni arbitrali nella fase finale della scorsa stagione. In particolare, l’attenzione degli investigatori si sarebbe concentrata sulla gara Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e sulla posizione dell’arbitro Daniele Doveri.
Secondo le ipotesi al vaglio della Procura, ci sarebbe stato un presunto tentativo di evitare la designazione di Doveri in partite considerate decisive per il finale di campionato e per un’eventuale finale di Coppa Italia. Sempre secondo quanto emerso nelle ricostruzioni investigative, il direttore di gara sarebbe poi stato indirizzato verso la semifinale di ritorno di Coppa Italia contro il Milan.
A riportare il caso al centro del dibattito è stato anche Roberto Saviano, intervenuto attraverso alcune storie pubblicate sul proprio profilo Instagram. Lo scrittore ha sollevato dubbi molto duri sul sistema calcio italiano: «Finché il calcio milanese non subirà veri processi, non avremo un campionato sano». Poi la riflessione più ampia: «Ma la domanda è: il calcio, nel più corrotto dei mondi, potrà mai essere davvero sano?».
Parole forti, che hanno inevitabilmente riacceso il confronto pubblico attorno all’inchiesta e alle ombre che continuano a circondarla. Al momento, però, tutto resta nelle mani della Procura, chiamata a proseguire gli accertamenti per verificare eventuali responsabilità e chiarire fino in fondo la reale portata delle presunte interferenze sulle designazioni arbitrali.
