Che mazzo: Come si eprime la SORTE in napoletano?
La ciorta in napoletano. Le espressioni comuni sono: Mazzo, che mazz’ rutt, che mazz scassato, che ciorta acciurtata; vediamo insieme le iperboli verbali.
Le espressioni comuni sono: che mazz’ rutt , che mazz scassato , che ciorta acciurtata ; vediamo le iperboli verbali.
Tu tiene ‘nu culo quant’e Portacapuana , mi dicono sempre i miei amici.
La fortuna va pure aiutata , favorita, accolta. Chi nun accatta e nun venne, nun saglie e nun scenne. Il modo dire si riferisce senz’altro all’attività del commercio che è la vera chiave del valore aggiunto e quindi dell’arricchimento; in più c’è l’iperbole sottile tipica delle locuzioni napoletane. Ma la fortuna va sicuramente aiutata; vanno create le condizioni per essere fortunato: fattella ccu chi è meglio ‘e te e fance ‘e spese.
Di un amico fortunato con le donne potrai dire tene ‘a folla Pintauro ; Pintauro è la celebre pasticceria napoletana di via Roma, che sforna centinaia di sfogliatelle ricce e frolle ogni giorno. Di solito è molto affollato; per traslato lo si dice di una persona molto richiesta.
Ad un amico baciato dalla fortuna (per un matrimonio fortunato ad esempio) potrai dire ‘ hai truvate st’America , con riferimento agli emigranti che andavano a far fortuna oltreoceano.
È tantu furtunato ca’ pure ‘o gallo nce fa l’uovo ; ecco una espressione favolosa.
È così fortunato che pure il gallo ogni mattina fa l’ovetto.
Al contrario , per definire la sfortuna, la ciorta nera, ci sono due lavori coinvolti nelle locuzioni:
il primo è l’ombrellaio: tene a ciorta ro’ mbrellaro, quando chiove fino fino . Il nostro amico napoletano avrebbe potuto dire un semplice “che sfortuna”; invece no! Ha tirato fuori un’iperbole verbale che aggiunge molte caratteristiche alla semplice sfortuna. Infatti, una bella pioggia improvvisa, forte, induce il cittadino a comprare velocemente un ombrello per ripararsi.
Se invece chiove fino fino, schizzechea , la persona tende ad aspettare, a rinviare l’acquisto fin quando possibile. Pur piovendo, quindi il povero ombrellaio non venderà nemmeno un ombrello.
Il secondo è il povero sfortunato che vorrebbe diventare cappellaio; ma si ritiene talmente sfortunato, dati evidentemente i precedenti, che afferma: si accumenc’ a fà cappiell pe’ criature, nascono criature senza capa!
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