Zoff: «Il calcio deve tornare allo spettacolo. Napoli in difficoltà, ma può battere il Chelsea»

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Non si perde una partita e continua a osservare il calcio con lo sguardo di chi quel mondo lo sente ancora suo. Dino Zoff, che tra un mese compirà 84 anni, analizza il presente del pallone tra Champions League, Serie A e Nazionale. «Il calcio è la mia passione», racconta in un’intervista a la Repubblica, «ma oggi lo trovo meno spettacolare quando si esagera con il possesso palla: mancano le grandi giocate, i contrasti veri».

La nuova formula della Champions convince l’ex portiere e commissario tecnico. «Mi piace questo sistema», spiega Zoff a la Repubblica, «dà più possibilità a tutti. Prima, perdendo una partita, potevi essere già spacciato». Tra le italiane, però, quella più a rischio eliminazione è il Napoli. «È in difficoltà, ma con la Juventus ha tenuto bene il campo. Quando ti mancano tanti giocatori chiave è inevitabile soffrire».

Il discorso si sposta sui portieri moderni e sull’uso dei piedi. «Io parto dalla presunzione che un portiere debba saper parare», sottolinea Zoff sulle colonne di la Repubblica. «Se poi ha anche i piedi buoni, tanto meglio. Ma sarebbe un fallimento per il calcio se un portiere tiene palla più del centravanti».

Conte resta un fattore determinante. «Fa ancora la differenza, senza dubbio», osserva Zoff. «Dopo aver vinto uno scudetto non è facile confermarsi, soprattutto con tutti i problemi che sta affrontando». E sulla Champions azzurra è chiaro: «Il Napoli può battere il Chelsea, fuori casa loro sono meno incisivi».

Uno sguardo anche alla Juventus di Spalletti. «L’ha riportata in alto, dove deve stare un club così», dice Zoff a la Repubblica, «e può fare strada in Champions». Promosso anche Yildiz: «Non avrebbe sfigurato nelle grandi Juve del passato, salta l’uomo con facilità ed è ancora giovane».

Sul dibattito tra giochisti e risultatisti l’ex ct non ha dubbi. «Io parto sempre dal risultato. Giocare bene significa vincere. Se fai un calcio spettacolare ma perdi, in classifica scrivi “bello” al posto dei punti?». Parole nette, come quelle sull’Inter: «A Dortmund sarà dura, ma Chivu ha una squadra robusta e completa». E sui calcoli scudetto: «Non voglio sentire certi discorsi, lasciare una competizione per concentrarsi su un’altra non è mai la scelta giusta».

Capitolo Nazionale: «Sono fiducioso per il Mondiale. Sarebbe triste non qualificarci». Prudenza invece su Pio Esposito: «Sta facendo bene, ma andiamoci piano con i paragoni, non mettiamogli pressione». Sul Var il giudizio è più severo: «Ha migliorato il calcio, sì, ma l’eccesso lo rende negativo. Non si può controllare una spintarella. Le sceneggiate mi fanno impazzire, così si tradiscono i valori dello sport».

Infine i ricordi. Il rimpianto più grande resta la finale di Euro 2000 persa con la Francia al golden goal. Il ricordo più bello, invece, ha un nome preciso: «Enzo Bearzot. Non ha avuto quello che meritava per il Mundial. Avrebbe dovuto avere un monumento», conclude Zoff nell’intervista a la Repubblica.

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